MONITO DALL'UNGHERIA

L'arcivescovo di Veszprém: "L'invasione non è casuale"

"In un'Europa senza più identità, chi manipola l'informazione ci fa credere ciò che vuole. Questo è un terreno di conquista ideale per l'Islam"

Alessio Colzani
Foto da YOUTUBE

L'arcivescovo di Veszprém (Ungheria), Gyula Márfi

"Chiunque lo neghi, mente sapendo di mentire oppure è in malafede. L'Europa ormai svuotata della propria identità è divenuta il terreno ideale per la conquista da parte delle orde musulmane, che si ritengono superiori a coloro che considerano infedeli": così ha detto Sua Eccellenza Gyula Márfi, arcivescovo della città ungherese di Veszprém, in occasione di una conferenza svoltasi venerdì 22 aprile. L'arcivescovo, nel suo intervento presso il Collegio Salesiano della città magiara in occasione di un incontro dal titolo "Problemi demografici nel Mediterraneo nel 19° e 20° secolo" ha espresso con la sua abituale sincerità ciò che pensa dell'islamizzazione europea.


"Ritengo che la migrazione di massa in atto non sia per nulla frutto di avvenimenti casuali, ma segua un disegno specifico. Chi parla di disperati in fuga dalle guerre mente oppure si sbaglia; la sovrappopolazione, la povertà o la guerra hanno solo un ruolo di secondo o di terzo piano in questo scenario. Presso le famiglie musulmane nascono 8-10 bambini prevalentemente non per amore ma perché si ritengono esseri superiori e la Jihad impone loro di conquistare in qualsiasi modo tutto il mondo".

"Nella Shari'ah (il sistema di diritto islamico) possiamo leggere che il mondo è costituito dal Dar al-Islam (che viene governato secondo la Shari'ah) e dal Dar al-Harb, cioè un territorio di guerra che in qualche modo va occupato. Questo è scritto, i musulmani devono solo impararlo a memoria, discuterne è vietato, loro eseguono ciò che gli viene ordinato di fare dagli imam, i capi religiosi e politici, e attualmente lo scopo è quello di occupare l'Europa. La loro opera è favorita dal fatto che nel nostro continente sia stato appositamente creato un vuoto ideologico e spirituale, favorito da un'informazione manipolata ad arte per farci credere ciò che qualcuno vuole, privo di tradizioni ed identità: far dimenticare ai cittadini europei le loro origini, strapparli dalle proprie radici è stato il primo passo per creare terreno fertile all'invasione islamica". Così ha proseguito Gyula Márfi, secondo il quale nessun continente può sopravvivere a lungo senza un'ideologia forte. Ha inoltre spiegato che bisognerebbe accorgersene e prendere seriamente in considerazione il fatto che l'invasione da parte dei cosiddetti migranti ha come scopo finale l'islamizzazione dell'Europa.

L'arcivescovo ha ricordato un significativo episodio: "Bianka Speidl, un'esperta di islam, recentemente ha riferito che ad una conferenza tenuta sull'islam a Londra un professore musulmano americano ha chiesto scusa per gli atti terroristici che a suo dire metterebbero in cattiva luce l'islam. Come risposta, gli universitari musulmani presenti in gran numero hanno fischiato... bisogna meditarci e considerare questi episodi, anziché fingere che non avvengano". L'islam non è solo una religione, ma è un sistema totalitario completo politico ed ideologico, impregnato di una parte religiosa. Mentre i nazisti si ritenevano superiori come razza e i comunisti come classe, i musulmani si ritengono superiori come religione: classificano le persone in base a questo e coloro che non sono musulmani, ma kafir (infedeli) vengono considerati inferiori rispetto a loro. I musulmani, seguendo alla lettera le loro dottrine, hanno una palese dualità: si comportano in un certo modo se sono in minoranza e in un altro modo se sono in maggioranza, a seconda delle convenienze e in base alla presenza o meno di kafir.

"Se l'Europa diventa Dar al-Islam, allora per come l'abbiamo conosciuta finora cessa di esistere. Possiamo scordarci le libertà e anche l'uguaglianza". Così ha concluso il proprio intervento Sua Eccellenza chiarendo infine che questo è il suo parere e non la voce ufficiale della Chiesa cattolica, ma che sta valutando l'ipotesi di formulare i propri pensieri anche a Papa Francesco.

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