Si è temuto un nuovo kabobo nel Milanese

Armato di catena sfonda vetrine e 50 auto: in manette egiziano

Ritenuto pericoloso, dovrà rispondere solo di danneggiamento

Redazione
Immigrato semina terrore e devasta due quartieri a Sesto San Giovanni

L'arrivo di ambulanza e polizia. Da ilgiorno.it

Mezz'ora di terrore, nella mattinata di lunedì 27 giugno a Sesto San Giovanni, con residenti e passanti che hanno temuto di trovarsi di fronte a un nuovo Kabobo. Intorno alle 6 un immigrato egiziano ha dato sfogo alla sua rabbia, seminando la paura in due interi quartieri della cittadina dell'hinterland milanese. È partito dalla stazione di Piazza Primo Maggio per risalire lungo Viale Casiraghi armato di una catena, che faceva roteare all'impazzata, distruggendo tutto quello che incontrava: vetrine, negozi, cabine telefoniche, il gazebo di un bar e almeno 50 auto parcheggiate; poi si è diretto in Via Marconi e lì ha continuato il raid contro le auto in sosta e la farmacia.

"La faceva roteare come un foulard. Anche quando sono arrivate le forze dell'ordine e l'ambulanza, che hanno faticato per contenerlo e portarlo via", raccontano al quotidiano Il Giorno i testimoni dell'atto vandalico. "Con la catena in mano, urlava e spaccava tutto. Solo in Via Marconi ha danneggiato 11 auto", spiega una signora. "Sono una negoziante del Rondò, in Via Marconi 14. Sono appena stata a denunciare il fatto. La mia vetrina è stata praticamente distrutta", commenta Valentina Baroni, titolare del Games Academy. A lanciare l'allarme sono stati i residenti, svegliati di prima mattina dalle grida dell'egiziano e dai rumori dei vetri rotti. "Ero già in giro per portare fuori il mio cane quando me lo sono trovato davanti. Ho avuto una gran paura e ho subito cambiato strada, terrorizzata", racconta una ragazza.

L'egiziano è stato poi fermato dai carabinieri, che però hanno dovuto faticare non poco prima di riuscire a bloccarlo: ad allertarli sono stati i residenti che hanno sentito e visto tutto. L'immigrato ora dovrà rispondere di danneggiamento; al momento è stato portato in carcere perché ritenuto pericoloso ma non è stato condannato perché il suo legale ha chiesto tempo per studiare la strategia difensiva.

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