russia unita

Il presidente russo: "Difenderemo la nostra identità e sovranità"

Reportage esclusivo da Mosca, dal quindicesimo congresso del più importante partito di governo. Con il saluto di Putin e di Matteo Salvini

Gianluca Savoini da Mosca
Medvedev: "Difendere la nostra identità e sovranità"

"Tutti noi dobbiamo lavorare per il benessere dei nostri cittadini, dall'agricoltore all'industriale, dal commerciante allo studente, con particolare attenzione ai nostri anziani bisognosi di cure e di supporto economico e alle famiglie che devono crescere i loro figli. Dobbiamo incrementare la cultura nel nostro paese, difendere la nostra identità e la nostra sovranità, operare per la pace ma senza aver paura di prendere posizioni dure, se necessario, contro chiunque voglia minacciare il nostro Paese".  Avete mai sentito qualcuno del governo italiano, e in generale degli attuali governanti in questa povera Unione europea, parlare all'assemblea del proprio partito o in Parlamento in questo modo? È quello che succede in Russia, precisamente al quindicesimo congresso del più importante partito di governo: Russia Unita.

Il 26 e 27 giugno si è svolta infatti l'assise del partito che si sta preparando alle elezioni politiche di settembre e Dimitri Medvedev, che è il suo presidente (oltre che primo ministro russo), ha spiegato alle centinaia di delegati provenienti dal tutta la nazione qual è il programma per rivincere le prossime elezioni. Promettendo duro lavoro e sacrifici, ma invocando soprattutto l'unità di tutto il popolo russo in un periodo storico complicato come l'attuale. Forse il più difficile per la Russia dopo la caduta dell'URSS. Mentre da noi tutti i politici al governo e molti anche all'opposizione parlano quasi esclusivamente di aiuto agli immigrati clandestini e alle minoranze, in Russia si parla di migliorare la vita dei propri cittadini. Una cosa che dovrebbe non stupire nessuno, ma che invece, in questa Unione "sovietica" europea (copyright Vladimir Bukovsky) appare un'eresia da mettere sul rogo del buonismo politicamente corretto. Che poi va ad arricchire le tasche dei soliti influenti gruppi di potere che sull'immigrazione di massa ci campano alla grande.

Anche il presidente Vladimir Putin ha portato il suo saluto ai congressisti nel pomeriggio di lunedì, ricordando come fu proprio durante il suo primo mandato che venne costituito il partito Russia unita (di cui peraltro Putin non fa parte). E il termine "unito" è un po' il marchio di fabbrica della presidenza di un uomo che, dopo i disastri di Boris Eltsin, ha voluto unire tutti i russi (di destra e di sinistra, comunisti nuovi e vecchi, tradizionalisti e cristiani ortodossi e finanche i cittadini russi di religione non cristiana) intorno ad una visione del mondo e della società "comunitarista", dove  tutti si fa parte di una nazione (la Russia) e si è pronti a difenderla in ogni situazione.

Da noi il termine "unione" va a contraddistinguere invece il simulacro d'Europa composto da stati divisi su tutto e da cui si vuole solo scappare (Brexit insegna, e siamo solo all'inizio). Grande spazio viene dato in Russia anche alle questioni geopolitiche e ai rapporti internazionali e da tempo la Lega viene vista con amicizia e simpatia grazie alla forte presa di posizione contro le sanzioni diimostrata da Matteo Salvini fin da subito, nel 2014, ed oggi divenuta molto popolare anche in Italia, sia pure con modalità diverse. Per questo motivo la Lega, a differenza di altri, Renzi in primis, agisce concretamente in tutte le sedi contro la "follia" (copyright Salvini) delle sanzioni alla Russia: nei consigli regionali di Veneto, Lombardia e Liguria (dove governa), in Parlamento a Roma (dove però la proposta presentata in Senato dal leghista Tosato è stata immediatamente cassata dai guardiani dell'ortodossia governativa), nell'Europarlamento, all'Osce.


Il segretario del Carroccio ha fatto pervenire una lettera di saluto ai congressisti, riconfermando l'amicizia e il desiderio di lavorare tutti insieme per garantire la pace e la concordia fra i popoli europei e quello russo e invocare una stretta collaborazione contro il vero e terribile nemico di tutti noi: il terrorismo internazionale di matrice Isis. Il recentissimo "disgelo" tra la Turchia di Erdogan e la Russia sulla questione del caccia russo abbattuto in novembre sui cieli siriani dalla contraerea di Ankara dimostra che mai come oggi bisogna fare i conti con Mosca per organizzare un consesso internazionale capace di rispondere alle attuali, difficili sfide globali.

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