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La Serracchiani salva il burqa. Il leghista Pittoni: "Aggiornate la normativa"

"Urgente aggiornare la normativa italiana sulla sicurezza per quanto riguarda l'identificazione delle persone, prima che si diffonda l'utilizzo di copricapo che nascondono il volto"

Redazione
La Serracchiani salva il burqa. Il leghista Pittoni: "Aggiornate la normativa"

Da sinistra a destra, Debora Serracchiani e Mario Pittoni

Il burqa nei luoghi pubblici? Vietato in Lombardia e Piemonte nelle strutture regionali, grazie alla Lega, ha invece vita facile nel Friuli a guida PD. Ma la Lega non ci sta e sale sulle barricate, dopo che la Sinistra ha bocciato una mozione che il burqa voleva quanto meno normarlo.


"Quando il Centrosinistra giustifica il no in consiglio regionale alla mozione anti-burqa affermando che contro il terrorismo contano i 'controlli di sicurezza, non certo l'introduzione di divieti che riguardano usi e costumi', dimentica che nel caso le questioni si incrociano ed è sotto gli occhi di tutti l'urgenza di aggiornare la normativa italiana sulla sicurezza per quanto riguarda l'identificazione delle persone, prima che si diffonda l'utilizzo di copricapo che nascondono il volto". Parole di Mario Pittoni, presidente della Lega Nord Fvg e già membro della commissione Politiche Ue del Senato, che si occupa specificamente di flussi migratori.


"La procura di Torino", spiega Pittoni, "ha archiviato un caso similare, affermando che la donna circolava indossando il burqa 'in ossequio, secondo un'interpretazione diffusa, ai principi della religione islamica' e quindi va riconosciuto il diritto costituzionale di 'manifestare in qualsiasi forma, anche attraverso la propria immagine esteriore, la propria fede e la propria appartenenza religiosa'. A parte il fatto che è ben più diffusa l'opinione che il burqa sia una forma violenta di sottomissione della donna, l'obbligo di indossarlo è conseguenza di tradizioni locali indipendenti dalle prescrizioni religiose dell'Islam. Nelle norme coraniche ci si limita infatti a imporre l'obbligatorietà del velo, che non copre necessariamente il viso. Di questo la magistratura non ha tenuto conto".


"In secondo luogo, sulla clausola 'senza giustificato motivo' prevista dalla legge Reale, il Consiglio di Stato si è espresso valutando non solo la matrice religiosa, ma pure quella 'culturale', un giustificato motivo per circolare a volto coperto. Da qui, con il terrorismo alle porte", conclude Pittoni, "l'urgenza di un aggiornamento della normativa".

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