Nozze via Skype

Per la Prima sezione civile della Corte di Cassazione sono valide. KO il Viminale

La vicenda aveva preso corpo dal rifiuto dell’ufficiale di stato civile di trascrivere il matrimonio celebrato in siffatto modo perché ritenuto illegittimo

Fabio Cantarella
Per la Prima sezione civile della Corte di Cassazione sono valide. KO il Viminale

Sarà possibile contrarre matrimonio via Skype anche in Italia. Sulla questione nei giorni scorsi si è definitivamente espressa la prima sezione civile della Corte di Cassazione che con la sentenza  n. 15343 ha confermato quanto già sancito dalla Tribunale di Bologna prima e dalla Corte d’Appello in secondo grado.

I tre gradi di giudizio, quindi, hanno ritenuto valido il matrimonio celebrato secondo le modalità e nelle forme previste dalla legge pakistana e, quindi, anche per l'ordinamento italiano, indipendentemente dalla modalità con la quale era stato celebrato, e in ogni caso alla presenza dello sposo e dei suoi testimoni.

Pertanto, il rifiuto di trascriverlo da parte dell'ufficiale di stato civile è stato ritenuto illegittimo, non sussistendo alcuna violazione dell'ordine pubblico internazionale, "atteso che la contestuale presenza dei nubendi dinanzi all'autorità officiante, a norma dell'art. 107 c.c., non costituisce un principio irrinunciabile per la stessa legge italiana".

Secondo i supremi giudici della Corte di Cassazione, la richiesta del Viminale è infondata.

La Corte d'Appello di Bologna ha correttamente premesso che, ai sensi dell'articolo 28 della l. n. 218/1995, "il matrimonio celebrato all'estero è valido nel nostro ordinamento, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione, o dalla legge nazionale di almeno uno dei nubendi al momento della celebrazione, o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento". Pertanto, l'unione celebrata validamente secondo le leggi del Pakistan è da ritenersi valida per l'ordinamento italiano, non ostandovi alcun principio di ordine pubblico. Quanto all'opposizione del ministero sulla circostanza che la celebrazione del matrimonio via internet con la sola presenza dello sposo (avendo la sposa partecipato telematicamente) non garantirebbe la genuinità dell'espressione del consenso, gli Ermellini ricordano che "se l'atto matrimoniale è valido per l'ordinamento straniero, in quanto da esso considerato idoneo a rappresentare il consenso dei nubendi in modo consapevole, esso non può ritenersi contrastante con l'ordine pubblico solo perché celebrato in una forma non prevista dall'ordinamento italiano".

Quello che rileva in definitiva è la sostanza e non la forma che, per quanto anomala, anche a mezzo Skype deve ritenersi valida.

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