Bugie di Stato

Stepchild adoption: a Torino la Corte d'Appello accoglie due richieste

Nonostante le smentite di Alfano e Costa, l'adozione gay è di fatto già legge. Insorge la Lega: "Svenduto il diritto di avere un papà e una mamma"

Redazione
Stepchild adoption: a Torino la Corte d'Appello accoglie due richieste

Un'immagine dal Gay Pride di Genova del 2009. Foto ANSA

La Corte d'Appello di Torino ha accolto due richieste di stepchild adoption: i giudici della sezione minorenni, con due sentenze distinte, hanno dato il via libera a due coppie lesbiche per l'adozione dei figli delle rispettive partner. Le due domande, prima di ricevere il parere favorevole da parte della Procura generale, erano state respinte in primo grado. Il primo caso accolto è quello di due donne, conviventi dal 2007 e sposate in Danimarca nel 2014, volevano adottare le rispettive figlie (nate con inseminazione artificiale) che oggi hanno 7 e 5 anni. Contemporaneamente la Corte ha detto di sì anche a un'altra donna, anch'essa lesbica, che aveva chiesto di adottare il figlio di cinque anni della compagna che nel 2015 aveva sposato in Islanda. I giudici nelle loro motivazioni hanno citato la Corte europea dei diritti dell'uomo "che fornisce una definizione del concetto di vita familiare fondamentalmente ancorata ai fatti e non tanto basata su condizioni giuridiche"; e ancora "nessun rilievo può avere la circostanza che il ruolo familiare sia formato da un'unione affettiva eterosessuale ovvero tra persone dello stesso sesso". Per esprimersi, la Corte d'appello ha comunque valutato tutti gli aspetti pratici dei casi affrontati, parametri come la situazione personale ed economica delle richiedenti, la salute e l'ambiente familiare.

Contro le sentenze è immediatamente insorta la Lega Nord, per voce del capogruppo alla camera Massimiliano Fedriga che così ha dichiarato: "Quello che avevamo detto si sta drammaticamente verificando. La norma sulle unioni civili avvalla questa sentenza e di fatto apre a adozioni gay e utero in affitto. La presa in giro di Alfano che aveva raccontato che tutto era risolto, oggi viene smentita e certifica che ha venduto qualsiasi valore alla poltrona. Per garantirsi i favori di Renzi hanno svenduto il diritto dei bambini di avere un papà e una mamma". Rincara la dose il vice presidente del senato Roberto Calderoli: "Cosa continuano a ripetere i ministri Alfano e Costa? Che mai passerà una legge sulla 'Stepchild adoption'?" - scrive sulla sua pagina Facebook - "Forse non si sono accorti che ormai è già passata, con le sentenze dei tribunali...". Critico anche il deputato del Carroccio Marco Rondini: "Come volevasi dimostrare. Sta accadendo ciò che avevamo ampiamente detto: con la legge sulle unioni civili infatti si è perso il controllo della situazione e si è dato il via alle adozioni gay e alla pratica dell'utero in affitto. La sentenza di Torino - prosegue Rondini - non fa altro che confermare i nostri timori e di questo passo assisteremo giornalmente a sentenze di questo tipo. Una legge su una materia delicata imposta dalla sinistra che si è presa gioco di milioni di cittadini che non la pensano allo stesso modo. Questa non è democrazia. - conclude il deputato - Per questo ieri abbiamo depositato in cassazione le firme per il referendum abrogativo della legge Cirinnà e la prossima settimana presenteremo interrogazione parlamentare al Ministero della Giustizia. La nostra battaglia a difesa della famiglia, delle donne e dei bambini, continua. Saranno i cittadini a decidere e non Renzi e i suoi amichetti".

Come ricordato da Rondini, è stato depositato in Cassazione da diversi parlamentari di area del centrodestra il quesito per il referendum abrogativo della nuova legge che riconosce le unioni civili, di recente approvata dal Parlamento. Hanno firmato il deposito, fra gli altri, Roccella e Quagliariello (movimento IDeA); Molteni e Simonetti (Lega); Sacconi e Formigoni (AP); Gasparri, Malan e Palmieri (Fi); Fucci e Tarquinio (CoR); Rampelli (FdL). La proposta chiede che venga cancellata la prima parte della legge Cirinnà con l'obiettivo di "sbarrare" la strada alle adozioni e distanziare ancor di più le unioni gay dai matrimoni. Il quesito, precisa il Comitato per il No, lascia intatti i diritti legati alle convivenze stabili ma elimina, di fatto, lo scheletro del provvedimento Cirinnà. "Chiediamo un referendum per quelle parti discriminatorie per gli eterosessuali che non possono avere, anche convivendo, la pensione di reversibilità, e nei confronti dei bambini", spiega Quagliariello. Sacconi rimarca che "il nodo divisivo resta la genitorialità omosessuale che con il testo approvato sarà riconosciuta da ogni tribunale italiano ed europeo". La proposta di referendum - che ora dovrà ottenere le 500mila firme necessarie - incassa, nonostante lo smarcamento della Cei, l'immediato sì del Comitato promotore del Family Day, che presenterà a Roma un "Comitato Famiglie per il No".

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