SCHEGGE DVRACRVXIANE

Young Signorino: quando il “mainstream” viene spacciato da “outsider” per fottere il cervello ai giovani

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Young Signorino: quando il “mainstream” viene spacciato da “outsider” per fottere il cervello ai giovani

Viviamo un’epoca nella quale anche una canzoncina cretina può spalancarci le fauci del “sistema”, pronto a circonciderci il cervello. Ma noi siam qui belli svegli, con la vescica appena svuotata e pronti a ragionare in libertà, anche se il termine “ragionare” sembrerebbe sprecato per l’apparente dinamica encefalografica di quanto andiamo a trattare.


Già affrontammo il fenomeno “Bello Figo”, e a breve distanza di tempo verifichiamo che il nostro grido era levato nella direzione giusta: la supremazia del cosiddetto “rap”, con le sue miriadi di sub-classificazioni “trap”, “swag” ecc, è ormai acclarata nella pianificazione culturale indotta dal sistema mediatico, basta accendere la radio, la tv o YouTube per verificarlo.


Da quanti lustri, infatti, le maglie del “mainstream” non vengono penetrate da da un chitarrista metal, da un compositore classico, da un cantante folk, generi in evidente (e secondo noi programmata) estinzione a favore del genere “global” e regressivo per eccellenza, sua maestà il rap? Il rap è il potere, ormai; altro che musica per discriminati e diseredati! Un potere serpentino che va dal nulla dei testi di Young Signorino, sino alle citazioni del “Nuovo Ordine Mondiale” nelle sue interviste (prima di ridacchiare, raffrontate i numeri delle visualizzazioni dei suoi video con quelli di una qualsiasi pop-star del passato, nell’unità di tempo. E poi ridete su 'sto cazzo).

Bene, ma... “cui prodest” ?! Chi ci guadagna? Già, poiché quando le risorse investite in un progetto artistico e nel relativo indotto mediatico sono facoltose, è indispensabile tracciare il filo d’Arianna che le collega ai beneficiari del messaggio incarnato dal progetto medesimo, subliminale o meno che sia; ebbene, basta guardarlo, sto tizio: pur giovanissimo, è brutto e trasandato, privo di qualsiasi forma di virilità, dedito ad un portamento e ad un’articolazione vocale molto precari. Diremmo la negazione del Superuomo, tanto per far colare un po’ di bava dalle fauci ingiallite di qualche nerdone che a queste parole già sente puzza di statue, di Nietzsche e di sano atletismo fisico e spirituale.


Insomma, insufflare nei giovani italiani un modello del genere equivale ad intimare loro: "State morendo, fatevene una ragione!". E a proposito di Nietzsche, di superomismi e satanassi invocati qua e là per confondere le acque, nessuna similitudine con Marilyn Manson, per carità cristiana, il quale è (era) energia, muscolarità, horror gotico, insomma tutti elementi tipicamente occidentali e vitali. Ok, ora ha messo la panza e va in giro a pietire comparsate “unplugged” a Sanremo pur di guadagnarsi qualcosa, ma questa è un’altra storia.

Al contrario, codesto suo sedicente emulo sdentato e corretto è l’emblema della ciondolante stanchezza tipica di certi giovinastri d’oggi; della loro banalità ideale, dei loro ridicoli risvoltini alle caviglie, della loro dislessia culturale, della loro postura ingobbita da play station e i-phone di ultima generazione. Non c’è nudità (che c’era in Manson), poiché la nudità è forma differenzialista e desiderio vitale; non c’è eros, poiché l’eros è vivacità procreativa; non c’è trasgressione né odio, poiché tali elementi sono necessariamente forieri di ribellione al conformismo. E non c’è blasfemia, poiché la blasfemia richiama sempre il sacro, il grande avversario dell’asetticità spirituale globalista.


A riprova dei soldi che ci sono dietro a questo progetto, i video di Young Signorino sono curati nei minimi dettagli, ben prodotti, nulla è lasciato al caso: c’è sempre posto per messaggi grafici come “ama tutti”, ma non c’è mai traccia di sorrisi né di stati emotivi che non si ispirino al mantra globalista del “nasci-consuma-muori”. Tuttavia, per confrontarci con pareri terzi e per amor di dialogo, leggiamo cosa ne scrivono i radical-chic di RollingStone, da sempre la miglior cartina Tornasole per valutare l’omologazione al sistema dello “show business”. Infatti, eccoli pronti ad incazzarsi sull’argomento “rap” quando qualcuno glielo tocca...


Ed eccoli di nuovo pronti a scandalizzarsi se qualcuno glielo censura... proprio loro che hanno censurato Kanye West perché colpevole di non essere ostile a Trump quanto i rigidi protocolli mediatici progressisti avrebbero imposto a un cantante nero. E, soprattutto, sempre pronti a dar voce ai rapper come se fossero dei perseguitati, argomento ben poco credibile, date le visualizzazioni a sei zeri di tutti i loro video.

L’unica chiosa plausibile a spiegare questa foga nichilista è che i figli dei figli degli anni ‘80, complice anche la genetica ed un’alimentazione ottimale dei loro genitori, stavano venendo fuori troppo sani e troppo belli per garbare a quello che l’antropologa Ida Magli chiamava nei suoi libri “Il Laboratorio Per La Distruzione dell’Occidente”. Potrete anche sommergere le strade di questi zombie, cari mondialisti, ma noi non ci faremo mordere tanto facilmente.

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