La rivelazione della polizia

Boldrini e Boschi ai funerali di un mafioso? Fermo, l'ombra della mafia nigeriana su Emmanuel

Secondo un'informativa, alle esequie dell'immigrato morto in seguito a una rissa hanno partecipato esponenti del gruppo malavitoso Black Axe. Il presidente della Camera e il ministro potrebbero aver inconsapevolmente omaggiato un membro dell'organizzazione

Marco Dozio
Boldrini e Boschi ai funerali di un mafioso? Fermo, l'ombra della mafia nigeriana su Emmanuel

Boschi e Boldrini ai funerali del nigeriano. Foto Ansa

Il presidente della Camera Laura Boldrini e il ministro Maria Elena Boschi avrebbero partecipato ai funerali di un presunto mafioso. Accanto ad altri mafiosi, che hanno reso onore all’affiliato sfoggiando i simboli dell’organizzazione criminale. L’ipotesi è che il 36enne Emmanuel Chidi Namdi, il nigeriano morto a Fermo in seguito a una rissa, fosse un membro della mafia nigeriana Black Axe.

È un’informativa della polizia, contenuta nel fascicolo del pm, a segnalare che alle esequie del luglio scorso hanno partecipato esponenti della Black Axe, riconoscibili per la scelta di indossare abiti neri corredati da un visibile fazzoletto rosso o da una bandana del medesimo colore. Presenza che certificherebbe l’appartenenza di Emmanuel all’associazione di stampo mafioso. Per gli investigatori saremmo di fronte a “Un gruppo molto vendicativo”. Motivo per il quale ora si teme per l’incolumità di Andrea Mancini, il 39enne fermano indagato per l’omicidio preterintenzionale dell’immigrato.

Black Axe presenta le caratteristiche del crimine organizzato ed è specializzata nella tratta di essere umani oltre che nel traffico di droga. Il legale della famiglia di Emmanuel ha smentito qualsiasi affiliazione fornendo un'interpretazione diversa della "fascia rossa", indicata come simbolo della Nigeria e non come segno distintivo della mafia nigeriana. Mentre gli avvocati di Mancini parlano di "svolta importante nella vicenda". Boldrini e Boschi potrebbero dunque aver inconsapevolmente omaggiato un mafioso, morto in seguito a una rissa da strada sulla quale si farà chiarezza nel corso del processo. E non in seguito a una (presunta) deliberata e violenta aggressione di matrice razzista da parte di Mancini. Versione iniziale, poi smontata dalle ricostruzioni fattuali e dalle testimonianze, che aveva fatto gridare all’allarme xenofobia con conseguente mobilitazione della terza carica dello Stato e del più rappresentativo ministro renziano. In prima fila al funerale di un presunto mafioso, ma rumorosamente assenti alle esequie degli italiani trucidati dai terroristi islamici a Dacca.

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