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Cernunnos, il dio alieno degli antichi celti

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

Cernunnos, il alieno degli antichi celti

Nel riquadro, l'enigmatico dio Cernunnos

E se gli dei degli antichi celti fossero stati tutt'altro? Perché tratti extraterrestri avevano il dio Taranis, raffigurato dai celti come una “ruota cosmica” e Cernunnos, raffigurato come un umano con due lunghe corna da cervo ed una tuta a righe aderente, ben diversa dai tradizionali abiti dei celti. Tolta la maschera umana, il viso era quello di un Grigio. E poi c’era il dio di Corbridge, “un angelo che evoca il sole ed il viaggio nello spazio...”. Creature come il Cernunnos celtico furono segnalate il 12 ottobre 1963 dal camionista Eugenio Douglas in Brasile, lungo la strada che da Monte Maiz porta ad Isla Verde (“Isola Verde”; ironia della sorte lo stesso nome dato all’Irlanda, terra degli scontri tra spaziali...). I tre “giganteschi robot, alti fra i 4 ed i 5 metri, usciti da un’enorme sfera che bloccava la carreggiabile”, disse Douglas, “avevano i vestiti come appiccati al corpo ed indossavano caschi con piccole antenne”. Commentò l’ufologa americana Coral Lorenzen: “Douglas sparò loro dei colpi e scappò. I robot rientrarono nell’apparecchio e cominciarono a dargli la caccia, irraggiandogli contro una specie di raggio che gli provocava una sensazione di calore. Il giorno dopo gli investigatori, nonostante la forte pioggia, trovarono sul luogo una serie di impronte di piedi di 40 cm, vicino al camion fuori uso, il cui impianto elettrico era misteriosamente bruciato...”.

Ma le vere superstar della mitologia celtica sono i Tuatha De Danann. Il Lebor Gabála Érenn, un testo irlandese del XI° secolo, che pretende di narrare la storia d’Irlanda dalla Creazione al Medioevo, ci dice che costoro erano scesi dal cielo a bordo di “nuvole volanti”, a portare conoscenze agli antichi gaeli irlandesi.

Che non si tratti di semplici narrazioni mitologiche o allegoriche, pur se mescolate ad elementi fantastici ed esagerati, lo si ricava dal raffronto con i racconti dei popoli vicini. L’eco dei misteriosi carri volanti delle narrazioni celtiche trovano un riscontro indiretto dalle cronache degli autori in lingua latina. Giulio Ossequente, nel suo Libro dei prodigi, riferisce che nel 122 a.C. “in Gallia furono visti tre soli e tre lune” e che nel 102 a.c. “in un accampamento della Gallia brillò una luce durante la notte” mentre Corrado Licostene riferisce di “due soli, uno pallido e senza forza, l’altro potente e chiaro” osservati su Cremona durante l’impero di Vitellio (69 d.C.); Eusebio, nel De vita Constantinii, cita il celebre episodio della croce di luce, vista sempre sulla Gallia ed interpretata dall’imperatore Costantino come un monito divino, il giorno prima della battaglia a Ponte Milvio contro Massenzio; c’è poi la “luce” che nel 600 ogni notte appariva sopra la tomba dell’abate Pietro di Canterbury, annegato in Gallia presso Ambleteuse; la “colonna di luce” che ogni notte sorvolava il cocchio che trasportava le spoglie di Osvaldo re di Northumbria, a Bardney nel Lincolnshire nel 634; i “drappi scarlatti” seguiti da lampi e fulmini che nel 795 terrorizzarono la popolazione del Northumberland; la “nave volante” che si sarebbe incastrata, con un’ancora, in un mucchio di pietre nel 1211 e descritta da Gervasio di Tilbury, biografo dell’imperatore Ottone IV°.

Con l’avvento del cristianesimo la Chiesa attribuì a queste apparizioni una connotazione demoniaca: gli oggetti volanti apparsi sulla baia di Galway nel 1161 vennero definiti dagli Annali dei Quattro Maestri, Loinger demnacda, “navi del demonio”...


Il dio Cernunnos con maschera, corna e tuta aderente...



...ma tolta la maschera e le corna, più che a un cervo assomigliava ad un Grigio!

 

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