La provocazione dell'assassino

Il clandestino che sgozzò David Raggi fa il dito medio agli amici del ragazzo ucciso

Amine Aassoul, il marocchino responsabile del delitto dello scorso anno a Terni, è uscito insultandoli dal Tribunale che gli ha confermato i 30 anni di galera

Redazione
Il clandestino che sgozzò David Raggi fa il dito medio agli amici del ragazzo

Polizia sul luogo del delitto. Foto ANSA

Nel marzo del 2015 Amine Aassoul prese un coltello e decise di mettere fine alla vita di David Raggi, un ragazzo di 27 anni di Terni, sgozzandolo. Mercoledì 26 ottobre la Corte d'assise d'appello di Perugia ha deciso di confermare la condanna a 30 anni di prigione per il marocchino, che si trovava in Italia clandestinamente al momento del delitto, confermando anche l'aggravante dei futili motivi in quanto pare non ci sia stata alcuna motivazione, se mai ce ne possano essere ad un gesto simile.

Dopo due ore di camera di consiglio la lettura della sentenza, accolta positivamente dai familiari del povero ragazzo: "Fortunatamente stavolta la giustizia ha funzionato. Se vogliamo dare una svolta all'Italia, questa è la strada. Perché la gente deve capire che se viene da noi e commette un omicidio o qualsiasi altro delitto non è più possibile passarci sopra", ha detto il fratello, Diego Raggi. Fin qui tutto sembrava avviarsi verso la naturale conclusione di questa dolorosa vicenda.

Fuori dal Tribunale si erano riuniti numerosi amici di David, che si trovavano nei pressi del portone dal quale è uscito il condannato. Assoul, quando li ha visti, ha pensato bene di salutarli a modo suo, mostrando loro il dito medio di entrambe le mani mentre li guardava in segno di sfida. La provocazione non è certo passata inosservata, e ha scatenato reazioni e proteste da parte dei giovani che hanno iniziato ad inveire contro l'assassino, contenuti a fatica dalla Polizia.

La famiglia Raggi attende ora un altro processo: ha infatti denunciato il ministero dell'Interno e quello della Giustizia per non aver fatto il loro dovere. Aassoul era infatti clandestino, in attesa del pronunciamento del giudice sul ricorso contro il diniego di asilo politico. Alfano avrebbe dovuto espellerlo ma non l'ha fatto: nonostante sulla sua testa pendessero 6 anni di reclusione per vari reati, poteva girare tranquillamente in città.

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