Buonismo delirante

Quote "rom" nella polizia, l'ultima follia dell'Unione europea

L'Europarlamento ha approvato una risoluzione in cui si definiscono di "stampo razziale" gli sgombri dei campi, si raccomanda indottrinamento scolastico sulla questione nomadi e assunzioni di costoro nelle forze dell'ordine e nei cda della televisione di Stato

Redazione
Quote "rom" nella polizia, l'ultima follia dell'Unione europea

Foto ANSA

L’Unione europea vuole le quote rom nella polizia. Una risoluzione dell’europarlamento nell'ambito della “lotta all’antiziganismo” è passata a larga maggioranza, perché secondo la Ue “i rom in Europa vengono privati dei loro diritti”. E dunque occorre mettere in campo misure di “integrazione” finanziate dal contribuente. Eccone alcune, illuminanti: “incoraggiare l’assunzione attiva di rom tra i membri delle forze di polizia”, “istituire unità per contrastare i reati dell’odio, con conoscenza dell’antiziganismo nelle forze di polizia” oppure “assumere professionisti specializzati nella soluzione delle controversie affinché lavorino a fianco della polizia”.

Nel documento si cita poi l’Italia, unico paese in Europa a tollerare e talvolta incentivare i campi rom. Che andrebbero, al contrario, chiusi e sgombrati nel più breve tempo possibile, come sostiene la Lega. L’Ue scrive che “migliaia di famiglie rom vivono in campi segregati, tagliati fuori dai servizi di base in Italia, dove le condizioni di vita sono spaventosamente al di sotto degli standard e inadatte all’abitazione umana”, senza considerare però che in moltissimi casi questa è la condizione che i cosiddetti nomadi scelgono per se stessi e le loro famiglie: le statistiche indicano che il 60% di rom e sinti in Italia vive in case ordinarie, di proprietà, affittate o ottenute attraverso le graduatorie di edilizia popolare. Come tutti gli altri cittadini. Mentre un 40% vive nei campi: abusivi, o addirittura legalizzati, autorizzati e a volte persino costruiti dalle istituzioni.

Bruxelles si spinge oltre, fino a ipotizzare che un sindaco possa sgombrare una favela illegale solo aver chiesto il permesso alla Ue, dato che la risoluzione approvata mercoledì invita “la Commissione a riconoscere la sua competenza nel contesto degli sgomberi forzati di stampo razziale”. Proprio così, razziale, come se chi intende ristabilire la legalità sia accusabile di razzismo. Non poteva inoltre mancare una buona dose di indottrinamento scolastico, necessario secondo lorsignori per “combattere l’inconscio consenso sociale che porta a escludere i rom (...) è fondamentale educare le società tradizionali riguardo alle diversità dei rom”.

Quindi viene sollecitata l’introduzione di quote rosa-rom. Oltre all’istituzione di corsi di formazione obbligatoria per giornalisti in modo da “sensibilizzarli riguardo le sfide e la discriminazione che affrontano i rom”: l’Italia da questo punto di vista però è già l’avanguardia del buonismo, dato che un documento dell’Ordine dei giornalisti e della Fnsi (il sindacato unico della categoria) vieta l’utilizzo del termine “zingaro” in quanto “stigmatizzante” e discriminatorio, anche se insieme al romantico “gitani” resta l’unico in grado di racchiudere le varie etnie: rom, sinti, caminanti e altre ancora. Le alternative, geniali, prima di scrivere un pezzo, sarebbero quelle di recarsi dal capo di un campo rom e annotare l’etnia di appartenenza o di interpellare direttamente il nomade protagonista di un fatto di cronaca. Tornando al documento europeo, si chiede di “promuovere l’assunzione di rom nei mezzi d’informazione pubblici” e di assicurare “la rappresentanza delle organizzazioni dei rom nei cda dei mezzi d’informazione pubblica”.

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