ATROCE BEFFA NEL DRAMMA DEL TERREMOTO

Burocrazia e inefficienze comunali e regionali: così Amatrice non è divenuta antisismica

Grazie all'ultimo Governo Berlusconi il comune avrebbe dovuto riceve oltre 1 milione di euro per rendere i propri edifici a prova di terremoto, ma le dimenticanze degli uffici comunali e le errate interpretazioni regionali hanno drasticamente ridotto i fondi

Alex Bazzaro
La disperazione post terremoto

Foto ANSA

Amatrice avrebbe dovuto ricevere circa un paio di milioni di euro negli ultimi anni per per consolidare le case fragili, invece ha ricevuto poco più di 200mila euro. L’inchiesta per disastro colposo aperta dal procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva, dovrà accertare le responsabilità anche se il primo indiziato pare lo Stato e la sua burocrazia da "complicazioni affari semplici", che spesso non permette di usufruire dei contributi che il Governo eroga dopo ogni calamità.

Dopo il terremoto dell’Aquila, i comuni di Amatrice e Accumoli furono inseriti nella "categoria 1", quella di massimo rischio sismico. L’allora governo Berlusconi stanziò quasi un miliardo da utilizzare entro il 2016 per le zone rosse: i soldi sono gestiti dalla Protezione civile, l’assegnazione ai comuni passa attraverso una graduatoria regionale, ed avrebbero dovuto essere usati ad esempio a dare contributi ai privati cittadini per sistemare le loro case e renderle più sicure. Lo Stato garantisce da 100 a 200 euro al metro quadrato, per piccoli interventi di consolidamento.

Amatrice pur contando ben 15mila persone nella stagione estiva, ha una popolazione residente effettiva di soli 2.750 abitanti. il che significa che quasi tutte le abitazioni private sono seconde case.
Il comune devastato dal sisma avrebbe  dovuto beneficiare di una buona fetta dei 10 milioni destinati al Lazio per i suoi 61 comuni dell’Appennino a rischio sismico. Invece, nei primi anni non giunse un euro e i bandi non furono nemmeno resi pubblici.
Come non bastasse, uno dei dirigenti comunali non spedì in tempo le richieste dei suoi cittadini, facendo perdere così ogni diritto ai finanziamenti.

Finita? Nemmeno per sogno, perché in questa farsa all'italiana si è aggiunta la Regione Lazio, che ha messo come requisito per accedere ai fondi, "la residenza" e non la semplice proprietà della casa come invece prevede l’ordinanza della Protezione civile. L'effetto è stato che su 1342 domande presentate per il 2013-2014 alla regione, ne sono state accolte soltanto 191. Undici ad Amatrice per un totale di 124.700 euro, e sette appena ad Accumoli per 86.400.

Cosa hanno prodotto questi pochi spiccioli? Solo diciotto piccoli interventi da circa 10-15 mila euro per diciotto case che per aggiungere beffa al danno, a quanto parrebbe, non sarebbero nemmeno stati ancora liquidati, a causa dei problemi della Regione con la legge di stabilità. E siccome gli intoppi non finiscono mai, negli ultimi due anni l’erogazione si è bloccata del tutto. Anci e Protezione civile nei mesi scorsi hanno per questo convocato un tavolo per commissariare le regioni e cercare di velocizzare le procedure.

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