Intervista a Fabio Dragoni

Euro e minibot, l'economista: "La proposta della Lega mette in crisi Bruxelles"

L'idea di Claudio Borghi è "senza controindicazioni, geniale e soprattutto fattibile. Nessun trattato ne vieta l'attuazione. Per questo motivo l'establishment europeo è preoccupato. Berlusconi però deve dare seguito alle parole di apertura nei confronti del progetto"

Marco Dozio
Euro e minibot, l'economista: "La proposta della Lega mette in crisi Bruxelles"

Foto da internet

I minibot proposti dalla Lega, su idea del responsabile economico Claudio Borghi, impensieriscono non poco i padroni del vapore a Bruxelles, i quali si sono scomodati a precisare frettolosamente che non c’è spazio per alcuna doppia moneta. “Segno che la proposta di Borghi sta mettendo in crisi l’establishment”, spiega Fabio Dragoni, l’imprenditore ed economista che insieme al professor Paolo Becchi, attraverso una campagna condotta su Libero, ha stanato Silvio Berlusconi sul tema. Il cavaliere, rispondendo a domande su euro e doppia valuta, ha aperto alle tesi leghiste segnando forse una cesura rispetto all’europeismo (e all’eurismo) di certi esponenti del suo partito.

Dragoni, se l’aspettava questa reazione dei vertici europei?
La vicenda ha avuto una risonanza continentale. Ma è in atto una mistificazione, paragonando i minibot alla seconda moneta. Siccome quest’ultima è giuridicamente inattuabile trattati alla mano, il sillogismo è che anche i minibot lo siano. Questi non sono moneta, ma titoli di Stato cartolarizzati al portatore. E non esistono motivi per considerarli non conformi alle normative dei trattati. Per questo la proposta di Claudio Borghi mette in crisi l’establishment.

I detrattori cosa obiettiano?
C’è chi dice che aumenterebbe il debito pubblico, ma è falso. E c’è chi dice che verrebbero svalutati non essendo denaro contante: io farei incetta di minibot pagandoli l’80% del loro valore facciale, sapendo che potrei spenderli per fare benzina per un importo del 100%. Per caso c’è qualcuno che utilizza i buoni pasto per il 70-80% del loro valore? No, le persone coi buoni pasto fanno la spesa, non esiste un mercato secondario. E così sarebbe anche per minibot, che verrebbero accettati da tutti. Ci sono stati 15 giorni di dibattito acceso sui social, ma la proposta ha superato questo stress test perché regge sotto il profilo economico. Dicono che sostanzialmente sarebbe un’elusione dei trattati comunitari. Nella sostanza, ma non nella forma.

Quali sono i vantaggi dei minibot?
Lo Stato pagherebbe immediatamente i creditori. E lo farebbe con titoli che possono essere utilizzati per il pagamento di imposte, contributi e benzina, per esempio. Questo farebbe sì che i minibot diventino strumento ordinario per il pagamento, dato che chiunque accetterebbe uno strumento con cui fare benzina.

Sono uno strumento per uscire dall’euro?
Emettendo i minibot con l’euro circolante e senza violare i trattati, di fatto verrebbe già messa in circolo la valuta cartacea da utilizzare immediatamente in caso di uscita dalla moneta unica. Consideriamo che per stampare nuova valuta occorrono dai 6 ai 9 mesi. Sicuramente senza minibot sarebbe molto più difficile uscire dall’euro. Alla nuova valuta, in un secondo momento, sarà ovviamente attribuito un nome diverso. Indipendentemente dal fatto che si esca o meno dalla moneta unica, lo Stato avrebbe trovato il modo per mettere in atto una compensazione fiscale nei confronti dei suoi fornitori. È un’operazione “win-win”, senza controindicazioni, geniale.

È per questo che ai piani alti di Bruxelles manifestano preoccupazioni?
Sì, perché hanno capito che la proposta non è stoppabile, se non cambiando i trattati. È fattibile, e la Commissione Ue non potrebbe impedirlo, non potrebbe forzare la mano a tal punto nei confronti di un Paese sovrano convinto di seguire questa strada.

La questione dei minibot può segnare anche una svolta per le politiche della coalizione di centrodestra?
Berlusconi ha aperto alle proposte della Lega, nero su bianco. A questo punto non sembrano esserci distanze siderali tra i due schieramenti. A meno che il leader d Forza Italia non si rimangi quello che ha scritto.

Resterebbero solo dei dettagli tecnici da definire?
Berlusconi sarebbe favorevole a tornare a una situazione anni ‘90, quella in cui l’Italia aveva la lira e l’ecu, così come la Germania e la Francia. Ma l’ecu non è mai comparso nel portafoglio: era una valuta virtuale che serviva a tenere sotto controlli i cambi tra le monete, perché la Germania ha sempre avuto la preoccupazione che la lira non si svalutasse troppo, perché una lira svalutata faceva bene al nostro export e alla nostra industria e male alla loro. Io farei la firma per tornare a un contesto simile, anche perché per sganciarsi da una situazione di cambio più o meno imbrigliato basterebbe un decreto.

Ovvero?
Nel 1992 siamo usciti dal sistema monetario europeo, dopo aver bruciato miliardi e miliardi di riserve in oro per tenere il cambio fisso, attraverso un decreto. E sempre attraverso un decreto La Repubblica Ceca ad aprile ha lasciato fluttuare liberamente la sua corona rispetto all’euro, senza preoccuparsi di avere il cambio fisso. Su Libero abbiamo chiesto a Berlusconi se lui per doppia moneta intendesse un sistema simile a quello lira-ecu, e lui ha risposto di sì. In questo senso la distanza tra Lega e Forza Italia verrebbe annullata: dovrebbero, appunto, solo discutere alcuni dettagli tecnici. La Lega non lasci cadere nel vuoto questa apertura fondamentale.

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