criminalità organizzata

Assessore: "A Messina c'è puzza di mafia". Ed esplode la polemica

La città siciliana era sempre stata considerata "mafia free", al punto da essere stata elogiata in passato persino da Giovanni Paolo II. Non la pensa così il neoeletto assessore al bilancio

Redazione
Assessore:

Foto ANSA

Polemica a Messina dopo le dichiarazioni su Facebook del neo assessore al bilancio di origini toscane, Luca Eller Vainicher. Il politico ha scritto un duro post contro la piovra: "Quanto pudore. Non molti mi hanno spiegato come funziona veramente in Sicilia e specie a Messina, la maledetta mafia, ma il tanfo lo sento comunque, i profumi francesi e le varie ciprie non riescono a coprire il lezzo che ammorba l’aria, è l’odore del marciume e della morte fatta di disoccupazione saracinesche che chiudono, salari che non si pagano, disperazione sociale, disastro economico. Eppure la Sicilia viva riuscirà a prevalere".

Il post ha innescato una vivace diatriba sia on line che sui giornali. Il sindaco Renato Accorinti non ha gradito ed ha protestato. "Una questione così drammatica come la mafia", ha dichiarato, "non può essere occasione per uscite estemporanee, nè divenire elemento di polemica. Ricordo quando decine di migliaia di persone hanno manifestato nella nostra città insieme a Libera ed ai familiari delle vittime innocenti delle mafie. Oggi come allora ribadiamo il nostro impegno per testimoniare la necessità di non rimanere mai in silenzio, ma di contrastare, con l’impegno di tutti, la criminalità mafiosa che si annida purtroppo pericolosamente in tanti ambienti". La critica mossa a Vainicher, giusta o sbagliata che sia, è quella di avere utilizzato un problema così drammatico quale la presenza mafiosa per ottenere visibilità sui social.

Non è la prima volta che il dibattito sulla criminalità organizzata in Sicilia esce dalle righe spingendo le Istituzioni ad un richiamo alla responsabilità. Già il presidente del Senato Pietro Grasso, in un predente intervento, aveva stigmatizzato la situazione appellandosi al senso del dovere di ciascuno. “In questo momento di grave crisi, non solo economica e politica, ma soprattutto etica e culturale del Paese", aveva dichiarato, "urge trovare al più presto soluzioni che siano condivise ed efficaci per spezzare il nesso devastante fra mafie, economia sommersa, evasione fiscale, ineguaglianze sociali, lavoro nero, corruzione; è necessario attivare politiche efficaci sul piano della prevenzione e della repressione e soprattutto mettendo al centro del nostro agire il concetto di 'responsabilità'. Essere 'responsabili' significa tante cose, adempiere ai propri doveri, difendere i propri diritti, coltivare e trasmettere insieme la memoria del passato e la speranza del futuro, avere un percorso di vita coerente con i principi sanciti nella nostra Carta Costituzionale”. “Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere”, ha concluso Grasso, “qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana”.

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