Calabraghe al governo

Burqa vietato, l'Estonia ci ripensa

I politici della repubblica baltica, sputtanati sui media dai musulmani locali, hanno cambiato verso: sì al velo

Redazione
Burqa vietato, l'Estonia ci ripensa

Foto ANSA

Hanno fatto marcia indietro sull'immigrazione islamica incontrollata, le alte sfere dell'Estonia. Già l'anno scorso il Governo aveva dichiarato di meditare il divieto d'accesso ai migranti, anzi alle migranti, che indossavano il burqa

Lo aveva dichiarato senza mezzi termini il ministro per la Protezione sociale estone, Margus Tsahkna, dopo che l'Ue aveva imposto ai vari Paesi membri di farsi carico di un certo numero di clandestini (alla piccola Estonia ne toccavano150 in due anni). Il ministro aveva dichiarato che "la questione riguarda la sicurezza sociale. Non è stata ancora presa nessuna decisione definitiva, ma il Ministero della Giustizia analizzerà i modi per risolvere il problema". L'Estonia non era sola in questa battaglia che, palesemente, mira a contenere l'influenza dell'integralismo islamico ed i rischi del terrorismo; nel maggio 2014 il governo olandese aveva vietato l'uso del burqa nei luoghi pubblici come ospedali, scuole, edifici governativi e sui mezzi pubblici; lo stesso ha fatto Regione Lombardia nel 2015, per gli ospedali. Un divieto analogo vige in Francia dal 2010.


Solo che, a seguito delle proteste delle comunità islamiche locali, le autorità estoni se la sono fatta sotto ed hanno fatto marcia indietro. "I politici dovrebbero avere cose più importanti da discutere, in quanto in Estonia non ci sono donne che indossano il velo integrale", hanno detto il portavoce delle comunità locali. Come Lembi Treumuth, del Centro islamico estone di Tallinn, che ha attaccato il governo sui media dichiarando: "La maggior parte dei musulmani estoni ha ritenuto questa discussione sul burqa assurdo; la gente qui non lo usa. Ci sono alcuni - e sono davvero pochi - che indossano l'hijab ogni giorno, ma non il burqa. Questo è uno pseudo-problema e pensiamo vi siano cose molto più importanti nella società che i politici dovrebbero affrontare, invece di perdere tempo su tale materia". Peccato che Treumuth finga di non capire che le donne velate a cui si riferisce il Governo non siano le musulmane locali ma le clandestine che fuggono dalla Siria e da altri Paesi islamici, in guerra o meno.

In ogni caso, il Ministero degli Esteri ha smentito l'introduzione del divieto, con la scusa che "richiederebbe una consultazione pubblica costosa".

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