L'APPROFONDIMENTO

Pulizia etnica in Turchia

Ankara continua ad attribuire ai curdi le responsabilità di ogni attentato, vere o false che siano. E nelle città di scatenano persecuzioni di sinistra memoria

Redazione
Pulizia etnica in Turchia

Foto ANSA

I turchi hanno scatenato i pogrom, le persecuzioni, nei confronti dei curdi; non solo nei teatri di battaglia, ma anche nel cuore delle città. Si tratta di una guerra civile "nascosta" a cui il mondo guarda, ma fingendo colpevolmente di non vedere. “Non vogliamo operazioni, vogliamo un massacro” è lo slogan che già l'anno scorso è stato scandito a Besiktas, nel cuore di Istanbul,  nel corso di una manifestazione notturna organizzata da un nutrito gruppo di uomini vicini al governo e ai nazionalisti. Le ondate di violenza che hanno colpito la Turchia hanno spinto gli osservatori internazionali a parlare di rischio di guerra civile. Mai infatti era accaduto, in trent’anni di guerra tra il PKK e lo Stato turco (con un bilancio di 40 mila morti), che la popolazione turca arrivasse ad attaccare i curdi per la loro appartenenza etnica.


Ma dopo i sanguinosi attentati realizzati dal PKK contro militari e forze di polizia a Daglica e Igdir, semplici civili, operai, agricoltori sono stati aggrediti per il fatto di essere curdi, o per essere ritenuti tali dagli aggressori. Un uomo è stato accoltellato alla schiena, un altro picchiato e obbligato a baciare la statua di Atatürk. L'Occidente ha dietro l'angolo una guerra civile ove la ragione non sta con nessuno, un "conflitto minore" alla quale la politica internazionale sta assistendo silente ed impotente, correndo il rischio di portarsela in casa. Altro che Turchia nell'Unione Europea... 

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