sassate al centro recupero tartarughe

Teppisti in Calabria, ultimo atto di un Paese senza educazione...

Teppisti imbecilli si sono divertiti a prendere a sassate i vetri del Centro di Brancaleone. Ma è solo la punta dell'iceberg

Alfredo Lissoni
Teppisti in Calabria, ultimo atto di un Paese senza educazione...

Gli stronzi non hanno confini, razza, colore. "Gli stronzi sono internazionali", diceva Nino Manfredi nel film Spaghetti house. E non c'è altra definizione per i teppisti-vandali-imbecilli che si sono divertiti a prendere a sassate i vetri del Centro recupero tartarughe di Brancaleone in Calabria, una delle eccellenze per la salvaguardia del patrimonio naturalistico del nostro Paese, così, tanto per divertirsi. Col risultato che i frammenti di vetro sono finiti nelle vasche delle testuggini, ferendole.


Ricordo di quando, molti anni or sono, allo zoo di Milano (per fortuna, chiuso ormai da anni), un analogo imbecille si divertì a dare una lametta alle scimmiette in gabbia. Che si tagliuzzarono tutte. Un gran divertimento, vero, per lo stronzo di turno?


Nel nostro Paese, si sa, non c'è una grande coscienza ambientalista, non c'è rispetto per la natura. Le molte associazioni di volontariato fanno molto ma poi si scontrano con le (intoccabili) macellazioni islamiche, con la mafia dei combattimenti tra cani, con gli speculatori edilizi che vorrebbero costruire nei parchi, con l'ottusità dei bracconieri, che inquinano il territorio lasciando in giro proiettili, sparando a specie protette e persino ai gatti (quando non addirittura in prossimità delle case, come mi raccontava un mio amico titolare di un Bed & Breakfast a Montelupo fiorentino, che s'era trovato i fori dei proiettili sul muro di casa, nella stanza dove dormiva la bimba neonata). E che quando vengono beccati se la cavano con multe irrisorie, nell'ordine dei dieci-venti euro.

Non c'è rispetto per i nostri amici pet, che regolarmente non solo a Capodanno, ma per tutto il periodo delle festività natalizie, vengono spaventati a morte dai botti "cinesi" che in tanti acquistano a poco prezzo e che sparano senza alcun riguardo per chicchessia (nemmeno per le persone anziane, che possono terrorizzarsi a morte). Ricordo la vecchia invalida, costretta a letto, che morì bruciata per un petardo che le entrò dalla finestra e le incendiò le coperte. E ricordo quel Capodanno a Milano, una sera verso le 19, dopo che l'allora sindaco Pisapia aveva invitato i cittadini a non sparare petardi perché "inquinavano l'aria" già ammorbata dalla mancanza di pioggia.


Ricordo lo stronzo che all'altezza dell'ipermercato Metropoli, al confine tra Milano e Novate, si mise a litigare con un benzinaio peruviano, perché questi, peraltro gentilmente, aveva chiesto al di lui figlio di non lanciare petardi accanto alle pompe della benzina. Perché allora sì che il botto sarebbe stato spettacolare. E la reazione del padre coglione fu di insultare pesantemente, con parolacce irripetibili (peggio delle mie), il benzinaio.


Non c'è rispetto, per gli animali. Perché non capiamo che il pianeta non è nostro ma è di tutti, che viviamo in un condominio e che se tuteliamo la nostra casa tuteliamo noi stessi. Ci crediamo i più forti perché in cima alla catena evolutiva (meglio, alimentare), ma poi inquiniamo l'aria che respiriamo, e i primi a morire sono gli uccelli e quegli insetti (come le api, fondamentali per l'impollinazione) che una Ue cialtrona che pasteggia a caviale e champagne vorrebbe farci mangiare. E sversiamo nei fiumi e nei mari ogni genere di porcheria, salvo poi mangiare i pesci "tossici" che noi stessi abbiamo avvelenato.


Nessuno si chiede come mai i nostri nonni campavano più a lungo di noi, specie quelli che vivevano in campagna e si nutrivano dei prodotti della terra che loro stessi coltivavano? A nessuno viene in mente che siamo noi stessi gli artefici della nostra rovina? Si sa, gli animalisti sono scassapalle: ce l'hanno con chi non mangia vegan, con chi indossa la pelliccia e le scarpe di pelle e spesso non hanno mezze misure, e non si può pretendere che l'intero pianeta cambi di colpo abitudini.


Ma troppo spesso taciamo di fronte a ciò che ci circonda, per comodità, per pigrizia mentale, per ignavia, chissà. Perché - in mancanza di leggi degne di questo nome - ogni tanto, se non proprio quattro calci nel culo (lo Stato lo vieta, è garantista anche per gli stronzi) ma almeno quattro urlacci al teppista di turno ci vorrebbero. Forse non serviranno a mettere in riga il bullo, ma vuoi mettere la soddisfazione?

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