I Salesiani riuniti a Valdocco (Torino) per il ventottesimo Capitolo generale

Modello don Bosco, cammino sicuro

Aperto il 22 febbraio il Capitolo Generale della Congregazione fondata da don Giovanni Bosco (1815-1888), i cui lavori si concluderanno il 4 aprile. Nella sua relazione di apertura il rettor maggiore don Ángel Fernández Artime ha chiesto di ignorare i «miraggi del momento» per educare i giovani, non tenendo conto ad esempio di quelle tendenze di “tarda globalizzazione” che fanno perdere di vista il motto salesiano: “buoni cristiani, onesti cittadini”!

Giuseppe Brienza
Modello don Bosco, cammino sicuro

La locandina del 28mo Capitolo generale dei Salesiani (fonte: sito delle Figlie di Maria Ausiliatrice)

La nostra non è un’assemblea di azionisti di una industria, non è un’assemblea politica con le fazioni dai contrastanti interessi economici, di prestigio, di ambizioni”. Così apriva a Roma mezzo secolo fa (1971) il Capitolo Generale dei Salesiani l’allora rettor maggiore don Luigi Ricceri (1901-1989). Ora le riunioni mondiali della Congregazione fondata da don Giovanni Bosco (1815-1888) si tengono a Valdocco (Torino) e, il 22 febbraio, con la relazione dell’attuale rettor maggiore, lo spagnolo don Ángel Fernández Artime, si sono aperti i lavori del ventottesimo Capitolo generale, i cui lavori si concluderanno il 4 aprile. Alcuni dei temi trattati dai 242 ispettori e delegati (fra cui due vescovi e quattro cardinali), provenienti dai 134 Paesi nei quali la Famiglia salesiana opera, sono d’interesse generale, in quanto vertono sul cambiamento della condizione giovanile degli ultimi anni e sulle diversità che si presentano nei diversi continenti del mondo. L’obiettivo del raduno, infatti, come specificato da Fernández Artime, è quello di trovare una risposta comune alla domanda: "Quali Salesiani per i giovani di oggi?". Questione non banale, che dovrebbe interpellare anche le Istituzioni e la politica di oggi se, come si suol dire, i giovani costituiscono la speranza del futuro. E il rettor maggiore ha giustamente avvertito di cercare di dare in questo una risposta che non badi ai "miraggi del momento", per esempio alle mode o alle tendenze di quella “tarda globalizzazione” ormai agli sgoccioli di cui ci sta parlando da tempo l’antropologo indiano naturalizzato statunitense Arjun Appadurai.

Quella salesiana, non dimentichiamolo, è una Congregazione solida, con molta storia alle spalle. Nei suoi 160 anni di storia ha attraversato finora le rivoluzioni e gli scompensi più vertiginosi della modernità, che le hanno insegnato molto e, anche per questo, se ancorata al carisma originario e alle sue tradizioni migliori, rimane per tutti noi un faro di luce per trovare la risposta migliore, qui ed ora, anzitutto alla crisi d’identità della società (e della Chiesa) occidentale. "Solo uno sguardo libero e lucido di fronte a mentalità fortemente secolarizzate ed edoniste permette un cammino sicuro", avverte in questo senso il rettor maggiore nella relazione di apertura del Capitolo generale. Con riferimento al tema da trattare, quindi, Fernández Artime invita a "sintonizzarsi il meglio possibile con gli adolescenti e i giovani di oggi e con il loro mondo allo scopo di camminare con loro, nell’educazione e formazione alla fede, aiutandoli ad essere buoni credenti - considerando che molte volte professano altre religioni - e preparandoli per la vita, accompagnandoli nella ricerca di senso e all’incontro con Dio" (Ángel Fernández Artime, Con don Bosco come modello, in L’Osservatore Romano, 27 febbraio 2020, p. 6).

Qualcuno ha voluto rivisitare, anche a partire da queste parole del rettor maggiore, il celebre invito di don Bosco a formare nei giovani "buoni cristiani e onesti cittadini", trasformandolo ad esempio nei contesti a maggioranza musulmana nell’irenistico; “onesti cittadini e buoni credenti”. Ma guai a rinunciare alla chiamata missionaria, a modificare la parola “cristiani” con quella di “credenti”, quasi a equiparare Cristo a Maometto! Come invocò il cardinal Giacomo Biffi (1928-2015), in uno dei suoi tanti discorsi-scandalo: “Dovere statutario del popolo di Dio e compito di ogni battezzato è di far conoscere Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, e il suo necessario messaggio di salvezza. È un preciso ordine del Signore e non ammette deroga alcuna. Egli non ci ha detto: ‘Predicate il Vangelo a ogni creatura, tranne i musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama" (Discorso d’inaugurazione del convegno Multiculturalità e identità, oggi, promosso dall’Istituto Veritatis Splendor, Bologna 20 settembre 2001).

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