la buona farsa

L'altra faccia della buona scuola di Renzi: pagato per non lavorare

La denuncia di un professore di filosofia pagato per non lavorare: "Per 18 ore sto seduto ad aspettare una sostituzione. Mi pagano per non lavorare e mi vergogno a dirlo a chi fatica ogni giorno per guadagnarsi da vivere"

Redazione
L'altra faccia della buona scuola di Renzi: ti pagano per non lavorare

Foto cronaca

La "buona scuola" di Renzi non ne ha proprio per nessuno. Anzi, si potrebbe dire che, come in questo caso, la riforma voluta dal terzo governo non eletto, funziona addirittura al contrario.

Sì perché, mentre in alcune classi i professori sono arrivati ed hanno iniziato il programma solamente ad inizio dicembre e, in altre, ormai ad inizio febbraio, ancora mancano insegnanti di sostegno. In altre ancora ci sono professori che stanno seduti in aula docenti tutta la settimana, a grattarsi i pollici (si fa per dire), ad aspettare di essere chiamati, magari per una supplenza.

Tutto vero. È quello che sta succedendo a Daniele Costantino, professore di filosofia originario di Marineo, nel Palermitano, in servizio da quest'anno all'Alfieri, prestigioso liceo classico torinese. Il suo più che una denuncia, è uno sfogo: "Il mio impegno è quasi zero. Vado a scuola per 18 ore a settimana, timbro il cartellino, passo dai bidelli per vedere se mi hanno assegnato qualche sostituzione. Se non è così, mi siedo in sala professori e aspetto. Questa è la mia vita, da quattro mesi a questa parte. Ogni mattina alle sei, quando mi sveglio, spero di uscire da un incubo. Mi illudo che sia ancora il 13 agosto, quando dovevano uscire i risultati delle richieste di trasferimento. Poi mi alzo, guardo fuori: è buio, fa freddo. Guardo la data sul telefono. E realizzo che è vero: anche oggi andrò a scuola per non sapere cosa fare".

Il contingente di docenti aggiuntivi, introdotto nel 2015 dalla "Buona scuola", per fare attività di recupero, ampliare e migliorare l'offerta, sembra una bella cosa, ma in realtà lo è solo sulla carta. E non è, quello del professor Costantino, un caso isolato. Molti suoi colleghi, neo-assunti, sono regolarmente parcheggiati in aula insegnanti, a disposizione per le supplenze o impiegati in qualche progetto marginale.

Costantino ha provato anche a proporre più volte progetti di potenziamento di cui si sarebbe potuto occupare. Proposte regolarmente tutte respinte perché, secondo il preside, irrealizzabili per "mancanza di spazi" o per "l'impossibilità di sovraccaricare i ragazzi di impegni".

"Lo chiamano potenziamento, ma mi vergogno, -conclude il docente - rivorrei il mestiere per cui ho studiato. È assurdo. Mi pagano per non lavorare e, oltre a sentirmi derubato del mio lavoro, mi vergogno a dirlo a chi fatica ogni giorno per guadagnarsi da vivere". La buona farsa di Renzi, non c'è che dire, sta funzionando a dovere.

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