SCHEGGE DVRACRVXIANE

La "buona scuola" di fricchettoni e sessantottini che sostituisce la prova di italiano col coma etilico

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

LA “BUONA SCUOLA” DI FRICCHETTONI E SESSANTOTTINI CHE SOSTITUISCE LA PROVA DI ITALIANO COL COMA ETILICO

E ora veniteci a dire che la notizia di questa ragazza finita in coma etilico è una bufala, cialtroni! Piuttosto ve lo diciamo noi che cosa è: il risultato del degrado giovanile che l’impostazione lassista (definita da certi intellettuali cagoni “post-gentiliana”) ha prodotto dal ‘68 in avanti. Una scuola gestita da parrucconi avvizziti i quali, lungi dall'emendarsi da un passato zeppo di errori e lercio di nichilismo educativo, proseguono imperterriti con la demolizione di ogni valore, bellezza e buon senso. E così cancellano la prova di italiano dall’esame di terza media per sostituirla con qualche ciancia multiculturale, giusto per farla più facile ai figli degli immigrati.


E così anziché portare gli studenti a scoprire villa d'Este a Tivoli, il teatro greco di Siracusa o i castelli trentini, li portano a lezioni di vita a spese pubbliche. E ora è il turno dell’”autogestione concordata”, ovvero una giungla con patrocinio ministeriale che converta ogni residuo di emancipazione civile e culturale in cavernicolo anarchismo proprio del mondo cosmopolita a cui vorrebbero assoggettarci. Vi si mantiene in vigore solo la lezione di cinese, ovviamente, cosicché l'unica regola vigente resti la genuflessione antinazionale (come i Manetti bros profetizzano in questo film).


Ed ecco i risultati che sono sotto gli occhi di chi vuol vedere: bullismo, gang minorili, lobotomizzazione spirituale giovanile e, last but not least, studenti che finiscono in coma etilico da vodka mentre il docente che “concordava” l’autogestione magari giocava a Platform sul cellulare. Il grande Giovanni Papini la chiamava ironicamente “la buona società dell’Intellighenzia”; noi la chiamiamo semplicemente “cessismo sociale”, dove gli stronzi non sono le vittime, purtroppo, ma gli  aguzzini. 

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