Giuseppe Zamberletti: in corso i funerali di Stato a Varese

Quel “gollista democristiano” con lo sguardo fisso all’interesse nazionale

Oltre che per essere il “padre” della Protezione civile, ricordiamo il politico scomparso a Varese il 26 gennaio come valente “gollista democristiano”, ovvero uomo che, negli anni Sessanta, sfidò la sinistra e la maggior parte della dirigenza DC provando a instaurare un “Governo decidente” (presidenziale o semi-presidenziale)

Giuseppe Brienza
Quel “gollista democristiano” con lo sguardo fisso all’interesse nazionale

I funerali di Stato a Varese del senatore Giuseppe Zamberletti

Questa mattina si sono tenute a Varese le esequie di Stato del senatore Giuseppe Zamberletti, morto sabato scorso all’Ospedale Circolo e Fondazione Macchi della città lombarda. A presiedere la Santa Messa, alla quale hanno partecipato le massime autorità dello Stato compreso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stato l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.

Oltre a ricordare Zamberletti come il “padre” della Protezione civile, vorremmo qui sottolinearne la lungimiranza in quanto a sguardo d’insieme sul funzionamento dello Stato e, quindi, sull’interesse nazionale. Ho ricordato nel saggio Cattolici e anni di piombo (Edizioni Solfanelli, Chieti 2017, pp. 112) come il politico democristiano sia stato tra i promotori del gruppo politico e dell’omonima rivista “Europa Settanta” (1968-1969), espressione parlamentare e culturale dell’ala “gollista” della DC. Con Bartolo Ciccardini (1928-2014), Pierpaolo Saleri e Celso Destefanis, per menzionarne solo alcuni, Giuseppe Zamberletti sfidò l’ostracismo delle sinistre e l’incomprensione (se non avversione) della maggior parte della dirigenza DC, provando a instaurare nel nostro ordinamento un “Governo decidente”, di tipo presidenziale o semi-presidenziale. In questo senso, dopo la morte nel 1962 di Enrico Mattei, a lui ed al gruppo di “Europa Settanta” passò in certo modo il "testimone" del suo indirizzo politico ed ideale. Non appena eletto per la prima volta in Parlamento nel 1968, Zamberletti decise infatti di lanciare la riforma dello Stato con una restaurazione della sua autorità che passasse innanzitutto per la correzione presidenzialistica del sistema. Grazie ad una piccola pattuglia di deputati e senatori, autodefinitisi “democratici cristiani silenziosi”, il futuro artefice della Protezione civile tentò d’affrontare dal basso la riforma delle pubbliche Istituzioni presentando alla Camera un progetto di legge per l’elezione diretta dei sindaci, nel proposito di risalire all’elezione diretta dei Presidenti di Regione e, da ultimo, con graduale affermazione della stessa logica, all’elezione popolare diretta del presidente della Repubblica.

L’iniziativa parlamentare fu preparata da un interessante saggio pubblicato dello stesso Zamberletti sul “numero zero” della rivista Europa Settanta. Riprendendo il testo di un suo intervento tenuto nel dicembre del 1968 ad un convegno di studio della DC lombarda, vi si operava una vera e propria requisitoria contro l’allora sistema politico che, anche su base locale, si era del tutto conformato alle malsane logiche d'inconcludenza e corruzione del sistema partitocratico.

Nel primo capitolo di questo saggio, significativamente intitolato “Riflessioni sui problemi del meccanismo istituzionale italiano”, Zamberletti rappresentava la necessità di “cogliere il problema della crisi dello Stato come il problema centrale su cui si misurerà l’impegno politico del grande partito democratico, nei prossimi anni”. E, proseguiva il giovane leader democristiano, se le istituzioni "servono per prendere delle decisioni politiche”, l’assetto partitocratico-assemblearista italiano “non ci soddisfa, perché, nel contempo, è inefficiente e non autenticamente democratico; in altre parole produce poche decisioni o sbagliate o non tempestive, ed elude o non rispetta o distorce o non sollecita la volontà popolare”.

Quella requisitoria e la conseguente proposta politico-istituzionale rimase però nella mente dei “gollisti democristiani”. L’idea almeno dell’elezione diretta dei sindaci (poi negli intenti di Zamberletti e gli altri sarebbe toccato ai presidenti delle Regioni e infine al Presidente della Repubblica), rimase un “seme” per la migliore classe politica italiana. Il referendum di Mario Segni del 1993, non a caso, si ricollegò proprio all'esperienza di Europa Settanta.

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