Per Giletti scatta la purga

Per Fazio la Rai sborsa 11 milioni di euro. Salvini: "Immorale, ingiusto e vergognoso"

La Tv di Stato si piega alle richieste del conduttore buonista versando nelle sue tasche milioni e milioni di euro, in barba al presunto tetto dei compensi. Mentre Giletti, ritenuto "populista", viene epurato e la sua Arena cancellata nonostante gli ottimi ascolti

Marco Dozio
Per Fazio la Rai sborsa 11 milioni di euro. Salvini: "Immorale, ingiusto e vergognoso"

Fazio e Renzi. Foto ANSA

La Rai ricopre d’oro il conduttore buonista Fabio Fazio, che in barba al tetto dei 240.000 euro annui incasserà 11 milioni in 4 anni, ovvero 2,8 milioni l’anno. Alla faccia dei tagli promessi e della spending review. La proposta presentata dal direttore generale Mario Orfeo, secondo molti gradito a Renzi, è stata approvata dal consiglio di amministrazione. Per il “compagno” Fazio era inaccettabile racimolare la miseria di 240.000 euro l'anno, cioè 20.000 euro al mese. Così aveva minacciato di accasarsi presso una non meglio precisata concorrenza. Tanto è bastato per indurre i dirigenti Rai a versare nelle sue tasche altri milioni e milioni di euro di soldi nostri. Le giustificazioni fanno sorridere. La presidente Monica Maggioni ha spiegato che vedere Fazio su un’altra emittente avrebbe comportato “uno scossone al quale la Rai non avrebbe retto in termini di sistema”.

Matteo Salvini ha dato voce al sentimento di milioni di italiani indignati: “Più di 11 milioni di euro al compagno Fazio in Rai. Immorale, ingiusto, vergognoso. Esagero?”, ha scritto sui social raccogliendo una valanga di approvazioni. Del resto la Rai renziana non si smentisce. Premia il “comunista col portafoglio a destra”, come dice il grillino Roberto Fico, ma cancella l’Arena di Massimo Giletti ritenuta evidentemente troppo scomoda, poco reverente verso il governo e addirittura troppo “populista”. Un’epurazione che ricorda quella di Nicola Porro e del suo Virus.

Ma anche in questo caso nessuno s’indigna, non i giornaloni, non i pasdaran della libera informazione sempre pronti a gridare alla censura. La quale dev’essere necessariamente berlusconiana o di centrodestra, altrimenti nulla, non un editoriale, non un sit in o un appello di personaggi più o meno illustri. Dunque le trasmissioni che non s’inginocchiano al renzismo, ma che svelano scandali e danno voce a proteste anche politicamente scorrette, fatalmente spariscono dai palinsesti Rai. Nonostante facciano audience. Giletti, per dire, era il campione di ascolti della domenica pomeriggio dando filo da torcere a Barbara D’Urso.

Al suo posto ecco l’eterno ritorno dell’eterna Cristina Parodi, moglie del sindaco PD di Bergamo Giorgio Gori, in procinto di candidarsi a governatore della Lombardia. Il consigliere d’amministrazione Carlo Freccero ha difeso invano l’Arena scagliandosi contro Orfeo: “Il nuovo dg non capisce nulla di palinsesti e la tv di Stato è manipolata dall' ex premier Matteo Renzi. Dalla nomina di Antonio Campo Dall'Orto a oggi, ci siamo dovuti misurare, noi consiglieri, con la natura ambigua della Rai divisa tra servizio pubblico e tv commerciale. Ora è emersa, però, la dimensione politica, se non governativa. È la politica a dettare l'agenda al cda”.


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