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Caso Zaghetti, le indagini degli ufologi

Pubblichiamo in esclusiva il rapporto che il comandante pilota compilò a seguito della "quasi collissione" con un misterioso fuso volante nei cieli londinesi

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

Caso Zaghetti, le indagini degli ufologi

Chi scrive, all’epoca dei fatti dell'avvistamento del comandante Zaghetti conduceva una trasmissione ufologica settimanale su Radio Ambrosiana Milano; non appena lette le agenzie di stampa, sui terminali della Radio, corsi ad acquistare il quotidiano inglese Sunday Times, il primo a sparare la notizia in prima pagina; immediatamente dopo raccolsi i principali giornali italiani e registrati i diversi tg. Colpisce, a distanza di anni, notare come la versione allora offerta al pubblico non fu quella del sigaro volante alieno, ma quella di un missile accidentalmente sfuggito da un poligono di tiro da una base militare di Leed nel Kent, che il volo Milano-Londra stava sorvolando. In Italia, la nostra stampa fece di tutto per affossare la tesi – in tempi recenti ribadita da Londra - dell’UFO (nel senso “alieno” del termine; disposizioni dall’alto?); quella londinese, parimenti, cavalcò la tesi della “near collision”, dell’incidente aereo evitato per un pelo (il che fece ipotizzare al Tg3 una “Ustica mancata”).



Di E.T., all’epoca, nessuno voleva parlare. Le autorità britanniche, palesemente infastidite dai titoloni del Sunday Times, si affrettarono a smentire le ipotesi degli incidenti militari: il Centro Controllo Radar di West Brighton disse che l’unica traccia radar segnalata in prossimità del velivolo italiano era a ben 10 miglia, 18 km, di distanza (vedremo invece che di oggetti in volo ce ne erano ben 4); il Ministero della Difesa inglese dichiarò in una nota che “l’Esercito di Sua Maestà non disponeva di missili superficie-aria in grado di raggiungere i 7000 metri, quota a cui si trovava l’aereo in quel momento”. A questo punto il Sunday Times incalzò di nuovo: il missile, che Zaghetti aveva visto a mille piedi di quota (300 metri), che era lungo 3 metri e di color sabbia, e che procedeva in senso inverso all’aereo, poteva essere stato sparato benissimo dal misterioso velivolo che il Centro Radar di West Brigthon aveva intercettato a 18 km dall’aereo Alitalia. Il nostro Ministero della Difesa, a sua volta, si affrettò a smentire questo scenario alla “Top gun”; si disse anche, in netto contrasto con quanto riportato oggi nei files derubricati, che Zaghetti non avrebbe effettuato “alcuna manovra evasiva”.


Il tentativo, un po’ goffo invero, di tranquillizzare l’opinione pubblica ed i viaggiatori aeroportuali traspariva chiaramente dai tg RAI dell’epoca. Il giornalista Fabio Cortese, del Tg3, riuscì anche ad intervistare Zaghetti, subito dopo la pubblicazione dell’incidente. “Cosa vuole che le dica”, dichiarò ai microfoni il pilota. “È una cosa che è successa; c’è un’ investigazione degli enti appropriati, vediamo che sarà”. Incalzato dalle domande, l’uomo aveva poi aggiunto: “Ero in fase di discesa e stavo guardando l’aeroplano che mi stava davanti, perché avevo timore che si accorciassero le distanze. Ero ancora ad una quota molto alta, a 22mila piedi, quando ho visto questo oggetto molto simile a un missile - al limite poteva essere anche una tanica supplementare di qualche aeroplano militare - e ho fatto in tempo a dire al copilota Francesco Monaco ‘guarda, guarda’; lui ha guardato, poi ci siamo confrontati su cosa avevamo visto, e tanto abbiamo dichiarato. Non ho avuto paura. O meglio, istintivamente sì, non potevo fare assolutamente niente, ero passivo. Meno male che l’oggetto ci è passato sopra. Dopo che è passato, a 1000 km l’ora, ho chiesto al radar se lo vedeva dietro di me, e l’operatore mi ha detto che avevo un oggetto sconosciuto a dieci miglia dietro di me”.





Sui giornali, dopo che l’Alitalia si era affrettata a sottolineare che non vi era stato “alcun problema di sicurezza per i viaggiatori”, Zaghetti aveva rimarcato di non avere avuto paura, in quanto perfettamente addestrato alle situazioni di pericolo; curiosamente, nessuno cercò di intervistare il co-pilota; né si ragionò sul fatto che la vicenda era diventata di pubblico dominio solo perché un ragazzino, il passeggero quattordicenne del volo Milano-Londra, aveva avuto l’occasione di parlarne in tv; i piloti avevano mantenuto per contro il più stretto riserbo, sino a che il caso era scoppiato mediaticamente (ma oggi sappiamo che i piloti che ammettono di avere visto UFO nel cielo corrono seri rischi per la propria carriera, passando per matti). Ancor più stranamente, le autorità aeronautiche non interrogarono (o se lo fecero non l’hanno detto) gli occupanti dell’aeroplano che precedeva l’MD80 e che stava per atterrare a Heatrow; quanto al secondo velivolo, quello a 18 km di distanza dall’AZ284, le indagini non portarono alla sua identificazione.


Fu così etichettato come “oggetto misterioso”. Infine, come mai il Controllo Radar dell’Area (CAA) aveva registrato solo due velivoli, l’aereo di Zaghetti e “l’oggetto misterioso” e non aveva rilevato né il “missile” né il primo aereo in fase di atterraggio? Qualcuno voleva nascondere qiualcosa? E se sì, cosa? Evento UFO o incidente militare, dunque? Come nel caso di Ustica, attorno all’aereo incriminato vi era un traffico notevole di velivoli che non si è potuto – o voluto – identificare. All’epoca dei fatti il Tg2 ventilò anche l’ipotesi che il missile fosse un “aereo bersaglio da esercitazione militare”. In ogni caso, subito dopo i fatti, gli ufologi si attivarono indipendentemente. In particolare, chi scrive fu contattato dal collega svedese Clas Svahn della rivista UFO Aktuellt. Svahn, che coordinava un progetto di ricerca sugli avvistamenti UFO da parte di piloti, voleva poter interrogare direttamente Zaghetti.


Grazie all’aiuto di un generale dell’Aeronautica a riposo, riuscii a rintracciare il nominativo richiesto e a fornirlo al collega scandinavo. Svahn fu abile: riuscì non solo ad intervistare Zaghetti, ma ottenne anche copia del modulo (detto “near collision report”) che il pilota aveva dovuto sottoscrivere. Nel rapporto, pur essendo detto a chiare lettere che l’ordigno sembrava un missile, anche se “privo di fiamma” in coda, se ne sottolineava a titoli cubitali la natura sconosciuta: “Unknown”. Il resoconto siglato da Zaghetti appariva molto più ufologico delle spiegazioni (relativamente) tranquillizzanti che parlavano di missili o bersagli terrestri.

A voler pensare male, sembrerebbe che il pilota Alitalia fosse da subito convinto della natura non convenzionale dell’ordigno avvistato ma che sui media, per convenienza o per costrizione, abbia dovuto optare per delle ipotesi sicuramente allarmanti, ma mai quanto una possibile intrusione aliena.
Sia come sia, oggigiorno Zaghetti è in pensione, e può permettersi il lusso di parlare senza troppe remore. E così, al giornalista Comunello, ha recentemente dichiarato: “Vivo in pensione, con la mia famiglia, ma non guardo più nemmeno gli aeroplani nel cielo. Dopo 35 anni ho detto basta: e anche questo caso l’ho lasciato nel dimenticatoio, mettendolo alle spalle. Gli UFO? Non ci penso più, è roba dell’altro secolo”. Eppure anche se ci ride sopra, Zaghetti non può fare a meno di ammetterlo: “Per fortuna non è successo nulla. Nella mia professione, sono cose che possono anche succedere…”. Parola di pilota. Pubblichiamo in esclusiva il rapporto del pilota...


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