milano da pere

Come incasinare la vita ai cittadini e vivere felici

Caro Sala, ti scrivo. Un resoconto puntuale dell'odissea dello sfortunato contribuente che vorrebbe pagare la tassa sui rifiuti

Redazione
Come incasinare la vita ai cittadini e vivere felici

La vicenda che andiamo a raccontare è capitata ad un nostro cronista, la cui anziana madre ha avuto l'idea di dargli la tassa dei rifiuti da pagare. "È arrivata la TARI? Paghi tu, per favore?" Certo, mamma (pardon, "genitore 1, sennò a Sinistra s'incazzano). Ma ecco la prima sorpresa: al posto del vecchio, tradizionale bollettino di pagamento c'è un foglio bianco-blu con dei codici a barre. Che si fa? Si va in posta e si chiede. "Si può pagare questa bolletta strana?". E qui vi danno la prima risposta, ovviamente sbagliata. "Certo, è il modello F24, lo può pagare qui".


Lo sfortunato milanese, ringalluzzito, torna qualche giorno dopo col "bollettino" in mano. E qui, un'altra impiegata, sbalordita, gli chiede cosa sia. Poi, a furia di insistenze da parte dell'utente trasecolato, la donna gli allunga un'illeggibile fotocopia di un "modello F24", che in italiano maccheronico richiede i dati più strani (sezione, cod. tributo, codice ente, rav., immbo. variati) e che il nostro sfigato amico scoprirà non essere idonea per pagare la TARI. 


Ed ecco il colpo di genio. "Provo in tabaccheria". Dopo aver atteso pazientemente in coda che si levassero dalle balle tutti i vecchi ludopatici che allungavano banconote da 50 per fottersi la pensione al lotto, viene il turno del nostro amico. "Spiacente, da noi questa cosa non si paga".


Il nostro uomo torna allora a casa sconsolato e si collega in Internet. Dopo alcuni tentativi scopre che il bollettino fantascientifico inviato alla madre è un "Pagopa". Che cazz'è? Un gestore (uno nuovo ancora? Ci mancava!) che permette di pagare on line le bollette della Pubblica Amministrazione. Previa registrazione via Internet. Capita l'antifona, e temendo di dover passare ore al pc per tentare invano di accedere, il nostro uomo si decide infine a chiamare il Comune di Milano. Numero unico, che verde non è. Oltre al danno, la beffa.


Ma almeno, dopo cinque minuti di robot che ti dice quale tasto premere, gli vien detto che "la risposta è dall'Italia". È già qualcosa, almeno ci si capisce. Al telefono, una gentile signora gli spiega che la Posta non accetta quel bollettino ma che può pagare in banca, altrimenti deve cercare una tabaccheria convenzionata o un supermarket convenzionato. "Sa dirmi dove?". "No, mi spiace". La cerca del Graal continua.


Il nostro uomo si risolve allora a chiamare un noto supermercato, di cui vi tacciamo il nome ma che facilmente capirete. "Fra kompagni, visto che a Milano amministra la Sinistra, saranno convenzionati". Dopo una lunga attesa al telefono ("Non lo so, chiedo") il centralinista oppone un diniego. Niente da fare. E dunque, ecco l'intrepido utente deciso a sconfiggere il muro dell'ottusa burocrazia, in questo sabato di ordinaria follia, andare in banca (ah, già, è sabato? È chiusa) per provare a pagare con il bancomat. Sia nel sito Pagopa che in quello della banca - previa nuova consultazione in Internet - c'è scritto che si può.


Primo tentativo: "Digitare ricariche pagamenti". "Digitare codice CBILL". "Digitare nuovo pagamento". "Inserire codice Ente". "Inserire importo". "Inserire codice pagamento" (ovviamente diciotto numeri; e che, vogliamo semplificare troppo la vita ai contribuenti?). "Impossibile eseguire operazione".


Secondo tentativo, tutto tale e quale. "Impossibile eseguire operazione", mentre fuori la fila scalpita e bestemmia sotto il sole cocente. "Ma se tutta 'sta trafila l'avesse dovuta fare mia madre di 73 anni, che non sa nemmeno come s'accende un computer, come avrebbe fatto?", si chiede il nostro stoico pagatore. Accantonata l'idea di gettare nei rifiuti la tassa rifiuti, ecco alla fine l'estrema decisione: "Pagherò lunedì in banca, alla cassa".


Il che, per inciso, significherà prendere un permesso lavorativo - altro danno e altra beffa - farsi due ore di coda, perché molti Istituti di credito, per poter licenziare il personale e costringere i risparmiatori a farsi il bancomat o la carta di credito, fanno apposta a tenere operativa una sola cassa. Che in una città come Milano significa perdere un'intera mattinata in coda. Caro Sala, è questa la tua città a misura d'uomo?

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