SCHEGGE DVRACRVXIANE

Quel turbante fra le guardie d’onore britanniche è il simbolo del destino di noi europei

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Quel turbante fra le guardie d’onore britanniche è il simbolo del destino di noi europei

Ovviamente ha mandato in visibilio tutti i buoni progressisti, soprattutto quelli che in questi giorni defecano livore per la fattività “filo-nazionale” del nuovo governo e che detestano le parate militari almeno quanto il brodo caldo sotto l’ombrellone.
Erano lì, a far zapping davanti alla tv, in attesa di sbavare ludibrio per le battute di qualche comicastro raitreino o per qualche annoiata filippica anti-salviniana, quando incappano nella parata d’onore delle “Coldstream Guards” per il genetliaco di Elisabetta II.

Figurarsi i sospiri di snobismo giacobino innanzi a quei soldatoni coi baschi di pelliccia, impettiti, marziali e soprattutto tutti con quell'orrenda carnagione pallida. Che orrenda visione quella di volti così tipicamente britannici abbinati a uniformi così tipicamente britanniche! Quale oltraggio alla società fluida, quale blasfemia al culto multiculturalista!

Ma ecco che un inaspettato dettaglio della scena placa il reflusso gastroesofageo in corso: uno dei soldati rompe bruscamente quell’odiosa armonia “suprematista e ariana”, mostrando non solo amene fattezze esotiche, ma soprattutto un bel turbante al posto del tradizionale basco d’ordinanza. "Che meraviglia!", esclama il sinistronzo, rifocillando il suo ego ovino con la speranza che presto o tardi ogni “europeità” sarà estinta a colpi di sostituzionismo.


Chissà se è consapevole che grazie a quel turbante, presto si estingueranno i testi di Socrate e di Dante Alighieri nella scuole, il buon vino sulle nostre tavole, i tortellini col ripieno di maiale nei negozi di alimentari, e soprattutto quel senso di libertà e pluralismo che a noi Occidentali è costato secoli di coraggiosa emancipazione civile.

Un’uniforme militare, così come una ricetta gastronomica, un dipinto o una poesia, non nasce per il capriccio di qualche stilista estemporaneo e raccomandato; è piuttosto frutto d’una sedimentazione di fattori storici, estetici, culturali, politici, araldici, geografici e climatici che hanno avuto, nella sua gestazione estetica, merceologica e manifatturiera, una precisa e determinante ragione. Quindi, sostituirne singoli elementi o modificarne l’estetica per il capriccio d’un soldato di religione Sikh, non è un esercizio di stile o una forma di ecumenismo; è solo autolesionismo e pronezza ai colpi di mano demografici in atto.


Sarebbe potuto essere sociologicamente stimolante verificare che sotto quella storica uniforme potesse arrivarci un cittadino britannico di origini coloniali, questo sì; ma a patto che fosse lui a diventare una vera Coldstream Guard ponendosi sul capo il tradizionale basco di pelliccia, e non che fosse il basco di pelliccia a diventare un turbante per il solo fatto che il soldato abbia origini straniere. Poiché piegare la tradizione secolare di una collettività alle pretese religiose di un singolo, che nessuno ha obbligato a far parte della società medesima, è la negazione in termini del concetto stesso di “democrazia”.

Confondere il rispetto e la tolleranza verso le minoranze con il lasciare che queste ultime si scelgano i prodotti e i vantaggi dell’ospitalità rifiutandone le forme e i doveri, non potrà che portare i pochi e stanchi Europei viventi a quell’estinzione agognata da chi ne ha progettato la demolizione.

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