effetto malapolitica

Partite IVA? Fuga di massa in Albania

Sembra essere un fenomeno che sta assumendo le dimensioni di un vero e proprio boom, quello dell’apertura di attività Italiane a Tirana. Una volta erano gli albanesi a venire in Italia, adesso è il contrario

Federico Felli
Partite IVA? Fuga di massa in Albania

Una delle molte proteste ignorate delle partite IVA. Foto ANSA

Lo conferma nientemeno che la nostra Camera di Commercio: nella “terra delle aquile” sono già circa 600 le partite IVA gestite da cittadini italiani; questo numero è destinato a crescere notevolmente se si considera che sono oltre 19.000 i nostri connazionali con permesso di studio o di lavoro che potrebbero decidere di restare in Albania. In questi giorni Davide e Luisa da Genova sono volati a Tirana intenzionati ad aprire un laboratorio di confezione tessile e a trasferirsi definitivamente con le due bimbe e mamma pensionata al seguito. “In Italia non si vive più e pensiamo che in futuro sarà anche peggio”, dicono.


La famiglia genovese andrà a vivere a un’ora di macchina dalla capitale, precisamente nella città di Scutari, in albanese Shkoder, dove è situato un importante polo tessile e calzaturiero che vanta aziende con centina e in alcuni casi migliaia di dipendenti; inutile dire che molte commesse lavorate in questi stabilimenti sono commissionate da marchi della moda italiana. Insomma, una fuga di partite Iva che segue la fuga del made in Italy; non solo delocalizzazione delle multinazionale che sfruttano la manodopera a basso costo, ma trasferimento di artigiani e liberi professionisti che favorisce la nascita di attività manifatturiere, di gelaterie, ristoranti, studi dentistici, dal know how tutto italiano.

Quale è la causa di questa emigrazione? Alcuni esperti scrivono che forse è la sensazione di approdare in un Paese che sta crescendo e che somiglia molto all’Italia degli anni ’60, oppure il rifiuto a sottostare alla burocrazia di un'Europa e della sua moneta che non lascia respiro; certo è che in Albania è possibile costituire una società in un giorno con soli 150 euro, si possono trasferire macchinari dall’Italia senza pagare dazi doganali e senza troppi documenti da riempire; ma soprattutto, udite udite, c’è una tassazione che non supera il 15% dell’utile, una flat tax in salsa albanese.


Franz, giovane avvocato che parla perfettamente l’italiano, ci dice: "Attenzione, perché non è tutto oro quello che luccica; nei Balcani c’è ancora tanta strada da fare nel settore della giustizia e della sicurezza e sono ancora troppi i bimbi per strada che chiedono elemosina; ancora resistono comportamenti illegali figli di una mentalità vecchia e la truffa è sempre dietro l’angolo; inoltre il servizio sanitario è di bassa qualità. Ma questo poco importa se si ha la disponibilità finanziaria per tornare in Italia, d’altronde, salvo il non essere membri della Comunità europea, l’Albania è diventata una regione dell’Italia a tutti gli effetti”.

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