anteprima esclusiva

Il bambino e l'animale: fondamenti per una pedagogia zooantropologica

Presto in libreria il nuovo saggio psicopedagogico di Roberto Marchesini 'Fondamenti per una pedagogia zooantropologica', Anicia Edizioni (Educational Milestones)

Stefania Genovese
Il bambino e l'animale: fondamenti per una pedagogia zooantropologia

Mi è stata data la possibilità di visionare il nuovo saggio scientifico psicopedagogico scritto da Roberto Marchesini concernente il rapporto tra il bambino e l'animale approcciato tramite la prospettiva zooantropologia, e devo riconoscere che l'ho molto stimato, trovandolo molto utile didatticamente, sia per l'impostazione critica propedeutica, sia per la novità metodologica esposta. Infatti ho apprezzato l'esposizione di validi strumenti atti a dirimere il complesso mondo infantile, odiernamente inserito in un universo sociale incerto e disorientato, sia a causa delle eccessive stimolazioni in atto, sia per la conflittualità dei sistemi educativi.


Conoscere gli animali, come ribadisce l'etologo Marchesini, significa: “Ricostruire un tessuto relazionale con le altre specie basato sull'importanza di considerare la soggettività, la diversità, la relazionalità e il valore; significa infatti mettere al centro della formazione del bambino, le sue competenze empatiche e dialogiche, quell'essere-in-relazione che purtroppo rischia di essere perduto nella cultura contemporanea della distanza e del consumismo”. Negli ultimi trent'anni, sostiene Marchesini, la "referenza" animale, ha aiutato a sviluppare l'immaginario, l'empatia, la curiosità esplorativa, gli atteggiamenti di cura, la raccolta organica dei dati, l'espressività e la comunicazione non verbale, l'accettazione della diversità e la conoscenza della corporeità.


Questo libro dunque si prefigge il compito di mostrare il significato educativo della relazione con le altre specie ed offre un supporto progettuale di zooantropologia didattica in grado di costruire una coerente relazione motivazionale tra bambini, animali e la natura nel suo complesso. Il bambino in tal senso si specchia nell'alterità animale, sia da un punto di vista immedesimativo sia con una propensione dialogico-mimetica: e l'animale di per sè è riconoscibile nel suo esporsi al mondo come soggetto relazionale-motivazionale che cerca, invita, segue, sfugge, ossia che si rapporta al bambino rendendolo protagonista. Il bambino sa operare una distinzione tra l'animale e la sua raffigurazione o l'animale di peluche, perchè in grado di disgiungere il vero dal finto. Ed il vero sta proprio nella riconoscibilità, in quel movimentato rapportarsi che costruisce una condivisione, una cosimilarità ed un con-sentire un "mileu" che si genera da flussi di interscambi e transizioni varie, perchè il bambino vede nell'animale un compagno a sè non estraneo e sconosciuto, in quanto dotato di caratteristiche ontologiche similiari.


"Nella relazione con l'animale", prosegue Marchesini, " assistiamo all'emergenza di emozioni di apertura, come lo stupore, la meraviglia, la sorpresa, la curiosità; ossia disposizioni che facilitano l'apprendimento, rendendo gli accadimenti dotati implicitamente di senso e fortemente permeanti il ricordo e l'identità, nonchè un forte coinvolgimento nell'interazione e nell'azione, capace di convogliare le energie propositive e le disponibilità del bambino nelle diverse attività". Proseguendo nella lettura del libro, mi sono trovata perfettamente concorde con la constazione di come l'interesse esplorativo e l'entusiasmo proattivo messi in gioco dal bambino e dall'animale, possano essere ricondotti a qualcosa di archetipo ed importante che meriterebbe di essere più approfondito sia psicologicamente, che antropologicamente. Mi sono dunque sovvenute  in mente le larole di Hillman sugli "Animali dentro, o in noi" e ho condiviso completamente la concezione di una interazione antropo-poietica tra essere umano ed alterità animale, avente le sue origini nel nostro passato ancestrale.


È indiscutibile, infatti, come gli uomini abbiano sempre subito una fascinazione verso la natura ed i suoi elementi, sia essa motivazionale, percettiva e rappresentazionale; e, come la nostra cultura sia impregnata di modelli espressivi eterospecifici. (Pensiamo ai miti, alle fiabe, ai sogni, ai giochi, alle moderne arti marziali... Varie componenti che contengono "mimesis" imprescindibile dal cosidetto "bestiario" della nostra coscienza collettiva). Perchè l'essere umano si specchia nell'animale, può rinvenire in esso similitudini e contrappassi, creare tramite esso metoninie e simboli: per questo motivo Marchesini parla di un volano che "si autoalimenta all'interno di una dimensione relazionale colma di ricorsività fino a dar vita ad un nodo gorgiano impossibile da dipanare”. Secondo l'autore, l'animale è una "epifania" che disconosce la concezione di esso come oggetto,  materiale, strumento in sè (idea desunta da Claude Lévi Strauss). Difatti l' effetto epifanico è innovativo e rivoluzionario in quanto consente una rivelazione che si attua attraverso una tensione ibridativa, che il bimbo mette in atto ad esempio giocando ad interpretare gli animali come altro-con-me, proiettandosi in loro attraverso "l'embodiment" (personificazione), ed il processo metamorfizzante che ne consegue.


Il bambino ingloba in sè l'alterità animale, comprendendo ad esempio, attraverso l'imitazione degli uccelli, che essi ci hanno insegnato non "come volare" bensì che "si può volare", ed in questo passaggio logico è insita tutta la consapevolezza dell'alterità animale come fonte di tensione e rivelazione di una nuova dimensione esistenziale equilibratice ed equalizzante il rapporto essere umano/eterospecifico. La prospettiva zooantroplogica apre dunque al riscontro oggettivo di un coinvolgimento benefico ed evolutivamente positivo tra il bambino e l'animale, perchè esso diventa una fonte di sperimentazioni, attraverso le quali il bambino interpreta ed esplora, mettendo in atto le sue potenzialità evolutive. Nel capitolo V vengono poi analizzate le motivazioni del bambino nel suo incontro con gli animali assieme alle coordinate che il bambino mette in campo per interagire con l'animale, interventi causativi di stati emotivi ed "arousal"  (attivazione dell'interesse), che definiscono la loro relazione;  la motivazione epimeletica, o di accudimento dei cuccioli, quella mimetica, ossia la tendenza ed il piacere della imitazione, quella sillegica che indica il raccogliere oggetti e completare insiemi, quella esplorativa, quella prattognostica che induce a manipolare il mondo ed infine quella sociale che crea gruppi affiliativi.


Nel successivo capitolo vengono esaminate le prospettive educazionali che scaturiscono attraverso la relazione animale; esse sono di diversa matrice ma compendiano tutta la sfera emotiva-cognitiva-relazionale-sociale dell'essere umano. In conclusione occorre ammettere che è sempre più necessario educare i bambini ad un corretto rapporto con lre altre specie perchè nonostante le fictions televisive i cartoons ed i giocattoli con interpreti animali, la relazione bambino-animale rimane incompleta, elusiva ed ingannevole, in quanto nella nostra società è quasi impossibile incontrare gli animali nella loro concreta autenticità. Il rapporto con la varietà morfologica funzionale e comportamentale del mondo animale consente lo sviluppo di una mente aperta, pronta al confronto con il mondo esterno, libera da pregiudizi e paure verso l'alterità e certamente più tollerante. Questo saggio denota una vasta erudizione e formazione filosofica, etologica e psicopedagogica dell'autore, e la possibilità di apprendere ed esperire alcune propedeutiche educative (raccontatate esaustivamente), che possono essere giustamente considerate una importante guida per coloro che operano nel campo educativo.


Nel contempo è anche un compendio innovatore ed acuto, funzionale a tutti coloro che hanno compreso quanto sia sempre più basilare per il corretto e sano, (in termini fisiologici, psichici e sociali), sviluppo evolutivo del bambino e del giovane "richiamarsi" all'eterospecifico. E in questa direzione, l'approccio zooantropologico, può essere accreditato come la "clavis aurea" in grado di mostrarci in modo corretto l'animale, non più come un surrogato, bensì come un partner di maturazione ed accrescimento intellettivo, conviviale ed emozionale per il bambino.

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