viaggi della morte

Ecatombe in mare, la protesta di Salvini

“Altro sangue sulla camicia di Renzi. Chi li invita a partire, li condanna”, ha tuonato il leader della Lega, appresa la notizia dell’ennesima strage consumatasi nel Mar Mediterraneo

Fabio Cantarella
Ecatombe in mare, la protesta di Salvini

Foto ANSA

Mentre l’Unhcr rende noti i numeri di un’ecatombe già annunciata, e a dire il vero fin troppo facile da prevedere, “negli ultimi giorni 700 vittime, di cui 40 bambini, in tre diversi naufragi”, fanno discutere le frasi del premier Renzi che solo poche ore fa, nel corso di un’intervista rilasciata ad Avvenire, ha usato parole che, per chi è disperato, si prestano a suonare come un ulteriore invito a lasciare l’Africa per raggiungere le coste italiane. “Il nostro sistema di accoglienza non è al collasso", ha dichiarato Renzi. "Anzi è un modello in Europa e nel Mondo”.

Il Canale di Sicilia è ormai un immenso cimitero invisibile. Dalla traversata dello scorso mercoledì mancano all’appello circa cento migranti. Nel secondo naufragio di giovedì, invece, ci avrebbero rimesso la vita almeno 500 persone. A bordo della barca trainata da un barcone c’erano 670 migranti, ma quando la barca senza motore si è capovolta solo in 25 sono riusciti a raggiungere il barcone che li trainava, mentre appena in 75 sono stati tratti in salvo dai soccorritori.

Numeri da brividi che, purtroppo, ormai non possiamo che prenderne atto, lasciano indifferenti coloro che dell’accoglienza ne hanno fatto un vero e proprio business. Uomini d’affari senza scrupoli che considerano le persone alla stregua di merce. Forse anche meno perché un buon commerciante farebbe di tutto per proteggere il suo carico, qui invece non c’è la minima cura nonostante si tratti di esseri umani. Per loro tutto questo può e deve continuare: disperati pronti a partire ce n’è a milioni e qualche migliaio in meno che differenza può fare?

E qui tornano in mente le intercettazioni agli atti dell’inchiesta giudiziaria romana “Mafia Capitale” con Salvatore Buzzi, ai tempi numero uno della cooperativa “29 giugno”, che sosteneva: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno!”. Parlare di solidarietà è davvero un insulto, dove c’è guadagno non ci può essere solidarietà ma convenienza personale, interessi economici. La Solidarietà, quella con la S grande, si fa a spese proprie, rimettendoci di tasca, non a suon di milioni di euro incassati.

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