Intervista al direttore di Analisi Difesa

Terrorismo, Gaiani: "Dobbiamo scoraggiare l'immigrazione dai paesi islamici"

"L'Islam è la più grave minaccia alla nostra democrazia. Maggiore è la presenza di islamici e più alto il rischio di terroristi ed estremisti. L'Europa imbelle non mette in galera i foreign fighters, incoraggiando l'arrivo di questi individui"

Marco Dozio
Terrorismo, Gaiani: "Dobbiamo scoraggiare l'immigrazione dai paesi islamici"

L’ennesimo attentato in Francia con la strage nel supermercato vicino a Carcassonne, quindi il presidente di un centro islamico a Foggia che istruisce i bambini sulla necessità di sgozzare gli infedeli, poi un giovane marocchino nato in Italia che a Torino progetta massacri con i camion stile Nizza, infine gli arresti in diverse regioni di islamici legati all’attentatore di Berlino Anis Amri: gente che vorrebbe “tagliare testa e genitali” ai miscredenti. Il tutto in una manciata di giorni.

Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa e co-autore del libro “Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere”, cosa sta succedendo?
Sta emergendo quello che io, e non solo, sottolineo da sempre: la minaccia terroristica non può essere sconfitta finchè non si combatte l’estremismo islamico, da cui nasce il terrorismo. In Europa continuiamo a tollerare la presenza di imam, predicatori e ideologi di un islam che molti di noi addirittura si ostinano a definire moderato, solo perché non proclama la sua adesione allo Stato Islamico. Ma non può essere considerato moderato un islam che discrimina gli ebrei e le donne, oppure le persone in base alla loro fede.

Esiste l’islam moderato?
No, non esiste l’islam moderato. Esistono persone che abitano in paesi islamici che non seguono i precetti coranici, e che magari sono venute in Europa proprio per vivere in un contesto in cui sono garantite libertà per tutti. Ma l’Europa, paradossalmente, sta tradendo queste aspettative, perché consente agli estremisti di replicare da noi gli stessi schemi di repressione della libertà e dei diritti umani che si verificano in gran parte dei paesi islamici. Ricordiamo che islam significa sottomissione, non diritti umani. E a differenza del cristianesimo non prevede il libero arbitrio ma, appunto, la sottomissione.

Cosa insegna il caso dell’egiziano che a Foggia indottrinava i bambini invitandoli a uccidere i miscredenti?
Questo accade anche perché siamo accondiscendenti verso qualsiasi luogo di cultura islamica, che siano centri culturali, scantinati, garage, pseudo moschee, e non ci rendiamo conto che lì si annidano personaggi come quello di Foggia. E per uno che abbiamo trovato, ce ne sono molti altri attivi in questo senso di cui non abbiamo ancora evidenza.

Nel mondo islamico esiste un’educazione alla guerra santa?
È evidente. Tutti i sondaggi, l’ultimo pubblicato a settembre dal Qn, e tutti i più importanti centri di ricerca spiegano che almeno il 30% degli islamici in Europa sostengono, apprezzano o condividono, a diversi livelli, l’operato dei terroristi. Esiste un vasto consenso nei confronti delle azioni terroristiche: lo dimostra il fatto che Salah Abdeslam (terrorista del commando che ha colpito Parigi nel novembre 2015 ndr) si è potuto nascondere per settimane a Molenbeek. E lo dimostra il fatto che quando i giornalisti di tutto il mondo sono andati nel quartiere di Carcassonne, dove viveva il terrorista che ha colpito nel supermercato, sono stati insultati, presi a calci e allontanati a forza dalla popolazione del quartiere: non da quattro terroristi dell’Isis, ma dalla popolazione islamica del quartiere.

Qual è la portata della minaccia?
L’Europa ha un problema che si chiama islam e che sarà in futuro la più grande minaccia alla libertà, ai diritti umani e alla democrazia in Europa. Perché rappresenta la negazione di quello per cui in questo continente sono morte decine di migliaia di persone. Quando nelle manifestazioni in Italia contro il riconoscimento di Gerusalemme israeliana, peraltro legittime, sento però scandire lo slogan “a morte gli ebrei”, dò ragione a chi dice che in Italia c’è un pericolo fascista. Ma non si tratta del fascismo di qualche nostalgico italiano, ma del fascismo portato avanti ormai da più di un milione di islamici. Se c’è un pericolo fascista lo individuo nelle discriminazioni che impone l’islam, non in quattro nostalgici con la camicia nera. Noi europei affrontiamo le minacce come fossimo struzzi.

Cosa occorre fare oltre il lavoro di controllo e intelligence?
Dobbiamo scoraggiare l’immigrazione dai paesi islamici. Guardando agli altri paesi europei, notiamo che maggiore è la presenza islamica, maggiori sono, in proporzione, i numeri di coloro che si rifanno all’estremismo o diventano terroristi. L’Italia non ha i numeri di altri paesi dell’Europa centrale o settentrionale eppure è alle prese con fenomeni allarmanti, con arresti per estremismo e jihadismo di individui a cui abbiamo dato la cittadinanza. Occorre poi non approvare forme di Ius soli, altrimenti aumenterebbero i numeri di islamici che diventano cittadini italiani portando avanti un disegno opposto rispetto a un proposito di integrazione. Un leader islamico molto rispettato e per certi versi amato in Europa, Recep Tayyip Erdoğan, l’ha detto chiaramente, esortando a fare molti figli per colonizzare il continente attraverso la demografia.

L’allarmante situazione in cui versano altri paesi dell’Europa occidentale dovrebbe invitare a prendere delle contromisure.
Molti paesi vivono il problema già nella sua fase acuta. Per esempio Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio, Olanda, Svezia, dove ci sono decine di aree urbane fuori dal controllo dello Stato, dove non entra la polizia: aree dove viene applicata la Sharia. Lì lo Stato ha già abdicato al controllo del territorio. L’Italia per ora è in una situazione intermedia.

Poi c’è il blocco dei paesi di Visegrad, additati come razzisti.
Sono paesi che non hanno avuto alcun problema di estremismo e terrorismo islamico, semplicemente perché non hanno islamici o ne hanno pochissimi. E non ne vogliono altri. Questo non significa essere contro l’immigrazione tout court: in Repubblica Ceca ci sono molti ucraini, e perfino vietnamiti già dai tempi della cortina di ferro. Il punto è scegliere gli immigrati in base a una cultura che non deve essere per forza simile alla nostra, ma almeno non deve essere conflittuale come è quella islamica. La realtà va guardata per quella che è, smettendo per esempio di chiamare moderati movimenti come i Fratelli Musulmani che aspirano a una società regolata dalla Sharia.

L’establishment politico-mediatico tende a bollare le preoccupazioni della popolazione, circa immigrazione incontrollata e terrorismo, come frutto di “percezioni” e “pregiudizi”. 
Penso che l’Occidente e l’Europa abbia un’opinione pubblica sufficientemente evoluta per non credere alle boiate che la politica cerca di spacciare. I media e la politica possono anche decidere di dire all’opinione pubblica che abbiamo una percezione negativa dell’immigrazione illegale in Italia a causa dei trolls russi. In realtà chiunque di noi non sa chi sia un troll russo, ma ha perfettamente presente il disagio e le minacce che le persone subiscono a causa dell’immigrazione fuori controllo. La politica può anche dire che il fascismo è la vera minaccia alla democrazia italiana, ma nessuno vede camice nere scorrazzare per le città manganellando e distribuendo olio di ricino a chiunque non la pensi come loro. Mentre si vedono interi quartieri in mano alla malavita straniera. L’opinione pubblica è sufficientemente matura per distinguere la realtà dalla propaganda: lo dimostrano i dati elettorali degli ultimi anni, da Brexit a Trump fino alle ultime elezioni italiane, in cui la gran parte dei media era vicina al partito che ha perso. Significa che anche la credibilità dei media che si adeguano a un’informazione pilotata comincia a traballare.

Lei più volte ha detto che l’Europa è imbelle di fronte alla minaccia del terrorismo islamico.  
Lo è per esempio rifiutandosi di trattare da terroristi i foreign fighters: noi non li mettiamo in galera, li vogliamo recuperare alla società come fossero tossicodipendenti. Così ha deciso la Ue. In Danimarca gli pagano l’università. Questo atteggiamento sta incoraggiando i foreign fighters a venire in Europa, anche se non erano residenti qui. I flussi verso l’Italia legati agli sbarchi fantasma sono dovuti al fatto che c’è la consapevolezza che un uomo che ha combattuto in Siria e in Iraq, magari compiendo efferatezze, non verrà messo in galera in Italia o in Europa. Magari riceverà un sussidio, una casa, gli pagheranno l’università: così lui potrà pensare di fare quello che ha sempre fatto. L’Europa in questo modo dà un segnale di debolezza.

Perché accade questo?
La domanda da porsi è: questo è dovuto al fatto che abbiamo una classe politica inadeguata, per usare un eufemismo, o è dovuto al fatto che le monarchie del Golfo, ovvero i principali sponsor della diffusione dell’islamismo e dell’islamismo aggressivo, fanno grandi investimenti nell’economia europea? Non vorrei che la classe dirigente europea a questi fondi riconducibili alle monarchie del Golfo, oltre a squadre di calcio, aziende, alberghi, abbia venduto anche qualche coscienza. O abbiamo una classe dirigente che non capisce nulla e non vede la realtà, o è particolarmente incline a vendere qualunque cosa a chiunque paghi, in questo caso agli investitori del mondo arabo sponsor di Fratelli Musulmani e gruppi salafiti.

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