Lombardia in quarantena - 8

Coronavirus, non sono solo numeri...

Non sono semplici numeri, sono la nostra gente, la nostra storia che se ne va. Dobbiamo onorarli e combattere anche per loro

Marco Tavazzi
Coronavirus, non sono solo numeri...

Non sono semplici numeri, sono la nostra gente, la nostra storia che se ne va. Dobbiamo onorarli e combattere anche per loro. Non sono semplici numeri, sono persone che hanno una storia, una grande storia, da raccontare, singolarmente o in coro: in entrambi i casi sono voci importanti perché con loro siamo cresciuti e tutto hanno fatto per noi. Sono le generazioni che ci precedono e che oggi ci stanno lasciando sotto i colpi di questa maledetta epidemia.

Lo ha fatto capire bene Gianmarco Senna, Consigliere regionale della Lega e Presidente della IV Commissione Attività Produttive al Pirellone. Ha postato una foto in bianco e nero di una scolaresca degli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale e ha dedicato un pensiero profondo e condivisibile, di quelli che ti costringono a fermarti e a pensare.

"Se ne stanno andando silenziosamente, in solitudine, affogando nella mancanza di aria. Sono i nostri nonni, i nostri genitori, persone che lasciano un vuoto incolmabile in noi che ormai siamo adulti ma sempre figli. Li voglio ricordare così: felici e spensierati studenti, in un'Italia che stava per vivere il suo boom economico e che mai avrebbe immaginato un'emergenza così grande. Che la terra vi sia lieve: a noi rimarranno ricordi ed insegnamenti, primo fra tutti cercare di fare del nostro (del mio) meglio, per costruire una società migliore, meritocratica e fondata sui valori.
Il tempo del qualunquismo è davvero finito, competenza e professionalità sono tornate priorità e dovranno esserlo sempre di più.  Lo dobbiamo a voi, lo dobbiamo alle generazioni che verranno, ai figli che avremo, al mondo che deve ripartire migliore di quello che è adesso" scrive Senna.

C’è chi dice che non vanno usati termini che richiamino alla guerra. Ma questa è una guerra, una delle guerre più sporche che si possano concepire, perché contro un nemico invisibile.

Tornando al messaggio di Senna, è fondamentale perché va a cogliere la necessità di umanità di cui abbiamo, anche ora, comunicativamente bisogno. Ricordare che se ne stanno andando persone, non numeri, persone che fanno parte di una fitta rete di affetti.
Ci fa capire che, anche quando vinceremo, saremo comunque più poveri di affetti, ne usciremo tenendo addosso cicatrici indelebili. Dovremo andare avanti, dovremo farlo anche chi non c’è più: ma coscienti di quello che abbiamo perso.

Mi viene in mente quello che scrissi qualche anno fa: Sogno l'Italia di una volta, fatta di legami e affetti solidi. L'Italia che ricordiamo in bianco e nero, ma che aveva più gioie e colori di oggi. Non perché mancassero difficoltà. Ma gli italiani di allora affrontavano la vita con spirito di dedizione diverso. No non è retorica. Era l'attaccamento a quei valori che oggi il mondo moderno sta cancellando.

Quello che oggi abbiamo, lo dobbiamo a loro.
Dobbiamo ripartire dallo spirito antico delle nostre terre.

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