Riunione a Varsavia

Il blocco di Visegrad si allarga e conferma il no a Bruxelles sulle quote di clandestini

"Bisogna sostenere i rifugiati nei luoghi dove si trovano realmente, e quindi fuori dall'Unione europea, nei campi profughi in Libano o Giordania"

Redazione
Il blocco di Visegrad si allarga e conferma il no all'Ue sulle quote di clandestini

Foto ANSA

I ministri degli esteri della Repubblica Ceca, Lubomir Zaoralek, e della Slovacchia, Miroslav Lajcak, si sono recati martedì a Varsavia, in Polonia, per partecipare alla riunione con i colleghi dei paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria). All'evento si sono uniti anche i rappresentanti di altri Paesi europei, oltre ai 4 facenti parte del cosiddetto "blocco": Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo, ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom), Serbia, Bulgaria, Grecia, Croazia, Romania e Slovenia.

Tra i principali argomenti in quello della sicurezza nell'Europa centro-orientale, le minacce da affrontare soprattutto riguardo all'invasione di immigrati clandestini e le possibilità di rafforzamento delle relazioni bilaterali tra le popolazioni dei Paesi partecipanti. L'incontro avviene poco dopo l'introduzione del cosiddetto pacchetto di allargamento della Commissione europea, che valuta i progressi compiuti dai paesi candidati e aspiranti ad aderire all'Ue. Inoltre, durante la visita a Varsavia il ministro slovacco Lajcak prevede colloqui bilaterali con le controparti provenienti da Croazia, Fyrom e Kosovo.

Pochi giorni fa è giunta dai quattro Paesi del cosiddetto quartetto Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) l'ennesima conferma dell'opposizione all'"inefficace" sistema di ripartizione dei clandestini proposto dall'Ue. "Crediamo che il sistema delle quote non sia efficace, come dimostrano i fatti - ha dichiarato lunedì 21 novembre il ministro dell'Interno polacco Mariusz Blaszczak -, visto che dei 160.000 rifugiati che Bruxelles ha deciso di dividersi a settembre dell'anno scorso, fino ad ora ne sono stati redistribuiti solo poco più di 6.000. Bisogna sostenere i rifugiati nei luoghi dove si trovano realmente, e quindi fuori dall'Unione europea, nei campi profughi in Libano o Giordania", ha aggiunto.

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