come i due marò

Obiang il dittatore e quegli italiani dimenticati

Il feroce presidente della Guinea ha fatto quasi ammazzare un italiano e ne tiene tutt'ora in ostaggio altri due. Di cui i media non parlano mai

Francesco Vozza
Obiang, il dittatore e quegli italiani dimenticati

La storia che stiamo per raccontarvi ha una sua collocazione geografica di partenza ben precisa: la Guinea Equatoriale. Si tratta di un paese centrafricano che ormai da molti anni (esattamente dal 1979) vive sotto la durissima dittatura del sanguinario Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. Che quest'ultimo sia un tiranno corrotto e assetato di potere, capace anche di ricorrere alla violenza cieca per difendere il suo dominio, lo affermano moltissime organizzazioni umanitarie, tra cui anche Amnesty International, e una buona parte dei governi occidentali.


La Guinea, infatti, è celebre per la spregiudicata corruzione dei suoi governanti e per le tremende torture patite nelle sue carceri dai detenuti. E, purtroppo, anche un nostro connazionale di nome Roberto Berardi ne sa qualcosa: nel 2012, egli si trovava nel paese di Obiang per affari, per svolgere il suo lavoro da imprenditore onesto e in gamba quale era. Solo che qualcosa andò storto: Berardi entrò in affari con il figlio del dittatore, che poi di colpo lo accusò di truffa (accuse mai dimostrate), facendolo spedire nelle spietate galere africane il 19 gennaio del 2013.


Da quel momento in poi, per Berardi iniziò un vero e proprio calvario, che durò ben due anni e mezzo, nel corso dei quali l'imprenditore italiano venne costantemente torturato ed umiliato in una cella di pochissimi metri quadri. Berardi riuscì a scattare anche delle foto di quegli ambienti e delle ferite inflitte quasi quotidianamente sul suo corpo. Si ammalò di malaria e più volte rischiò di morire. Gli veniva dato da mangiare una sola volta al giorno, ma spesso veniva lasciato digiuno per lungo tempo.


Nel corso della sua prigionia, l'Italia non riuscì mai ad ottenere giustizia per il nostro connazionale, che, infatti, uscì di prigione soltanto il 9 luglio del 2015, alla scadenza della sua pena (anzi, con due mesi di ritardo). Nonostante questa tragica storia, finita miracolosamente bene col rientro in Italia di Berardi, oggi Obiang tiene ancora in ostaggio altri due italiani nelle sue carceri, Fabio e Filippo Galassi, rispettivamente padre e figlio. Nel loro caso, però, il dittatore ha pensato bene di non lasciare via di scampo: li ha fatti condannare a pene superiori ai venti anni di reclusione. In pratica, i due italiani rischiano di non uscire mai più, almeno da vivi, dalle prigioni della Guinea.

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