il premier sempre più solo

Riforma costituzionale, Renzi verso il burrone

Politici, giornalisti, costituzionalisti, semplici cittadini: tutti criticano il Presidente del Consiglio per l'arroganza con cui tenta di imporre l'Italicum, mascherando il golpe con un referendum

Redazione
Riforma costituzionale, Renzi "verso il burrone"

Il Paese è esasperato: Renzi come Stalin. Vignette satiriche di questo tenore appaiono sempre più spesso sul web e persino nelle trasmissioni tv

Non piace - e si sapeva - nemmeno alla minoranza dem la riforma costituzionale con cui il Premier sta tentando di diventare una sorta di monarca illuminato stile XVIII secolo, con tutto il potere accentrato nelle sue mani e nel suo partito, tagliando fuori dal resto del dibattito parlamentare tutte le altre forze politiche. Ma adesso i "mal di pancia" democratici, buoni ultimi, approdano palesemente su quello che è di fatto la voce ufficiale del PD, il quotidiano Repubblica.


"Io davvero non capisco, non me ne faccio una ragione. Come fa Renzi a non vedere quel che sta succedendo in Europa e nel mondo? Come fa a non sentire quel che ribolle sotto di noi... Io lo sento, lo sento. Si comporta da irresponsabile, così finiamo nel burrone. Eppure il 2018 è lì che arriva. E se lui tira dritto, senza cambiare l'Italicum, andiamo a finire contro un muro".


Così in una intervista a Repubblica Pierluigi Bersani. "Come fa Renzi a non capire che ci schiantiamo? Non vorrei essere io a governare con il 25%, contro il 75% degli elettori. È impensabile in una società così complessa. E allora insisto: come fai a non capire, che film ti stai facendo?".


Che la riforma costituzionale sia un obbrobrio lo hanno detto tutti, a più riprese, dai politici ai giornalisti ai ai costituzionalisti, 54 dei quali, sa Onida a Zagrebelsky, hanno addirittura firmato un documento in sette punti in cui hanno completamente demolito il testo renziano. Accusato, tra le righe, di essere antidemocratico. "Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (abbiamo i numeri) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addirittura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo", vi si legge.


"La Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica".


Dopo aver passato a setaccio le molte incongruenze del testo che Renzi spera di far approvare agli ignari e non informati cittadini nelle urne (con la balla che sia un voto per "tagliare i costi della casta"), i costituzionalisti, già nell'aprile scorso, avevano espresso la loro preoccupazione per il ricorso al referendum come forma di strumentalizzazione degli elettori. "Se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede - su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni politiche estranee al merito della legge. Diversamente avverrebbe se si desse la possibilità di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati (così come se si fosse scomposta la riforma in più progetti, approvati dal Parlamento separatamente)", concludeva l'appello al Premier. Appello ovviamente rimasto inascoltato.

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