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Il prof. di sinistra: "Gli immigrati delinquono 6 volte più degli italiani"

Il sociologo Luca Ricolfi, docente di Analisi dei dati, intervistato da La Verità smonta i dogmi del politicamente corretto: "La cultura progressista ha un rapporto disturbato con la realtà sociale. Certe credenze erronee aiutano l’elettore progressista a sentirsi migliore"

Redazione
Il prof. di sinistra: "Gli immigrati delinquono 6 volte più degli italiani"

Foto ANSA

"Gli immigrati delinquono 6 volte più degli italiani", così Luca Ricolfi, docente di Analisi dei dati all’università di Torino, sociologo di sinistra che non ha paura di infrangere i tabù del politicamente corretto. Anche se si parla del rapporto tra immigrazione e criminalità. Il Sole 24 Ore riporta che da agosto 2016 al 31 luglio 2017 in Italia si sono avvenute 839.496 “segnalazioni riferite a persone denunciate/arrestate”, di cui 241.723 riguardanti immigrati: quindi il 28,8%, a fronte di una popolazione straniera che nel nostro Paese si attesta sul 9%. Significa che le "risorse" hanno un tasso relativo di criminalità del 4,78% contro l'1,07% degli italiani.

Intervistato da La Verità, il sociologo spiega come ciò che la sinistra si rifiuta di accettare, ovvero che gli stranieri delinquano sensibilmente più degli autoctoni, sia in realtà una "non notizia", visto che il fenomeno da almeno vent'anni è sviscerato nelle pubblicazioni di numerosi esperti: "Il tasso di criminalità relativo degli stranieri è più alto di quello dei nativi in tutta Europa, salvo Irlanda e Lettonia. E in Italia è sopra la media europea. in europa gli stranieri delinquono 4 volte in più dei nativi, in Italia 6 volte di più".

Numeri che smontano il castello ideologico della sinistra che culla i "migranti" per ragioni ideologiche e che impone di bandire parole come "clandestino". A proposito di immigrazione illegale, ecco un altro dato eloquente: “Gli immigrati regolari delinquono circa 3 volte più degli italiani, quelli irregolari 30 volte”. Resta da capire perchè i cosiddetti progressisti insistano nel voler tacciare di populismo e razzismo chi si oppone all'immigrazione massiva: "Una sottile catena semantica di associazioni mentali tende a trasformare il senso delle parole: xenofobia = odio per lo straniero = razzismo = fascismo = nazismo".

Un meccanismo utilizzato da "tanti venerati maestri progressisti, che credono che basti raccontare alla gente che il peso dei reati degli stranieri sul totale sta diminuendo (cosa vera, gli ultimi dati del Ministero dicono anche questo) per convincere la gente a stare tranquilla. Sarebbe come dire alle donne: non dovete preoccuparvi, da anni gli stupri stanno diminuendo”. Eppure la sinistra finge di non capire. “La cultura progressista ha un rapporto disturbato con la realtà sociale: non è curiosa di sapere come stanno davvero le cose, ma solo desiderosa di trovare conferme alle proprie buone ragioni".

E ancora: "Certe credenze erronee hanno una potente funzione identitaria: aiutano l’elettore progressista a sentirsi migliore, più civile e più aperto dell’elettore che di sinistra non è. E sa il cielo quanto la sinistra abbia bisogno di simili mezzi di autorassicurazione: avendo smesso da qualche decennio di occuparsi davvero dei problemi della gente". L'analisi di Ricolfi, da sinistra, è chirurgica: "I politici di sinistra hanno un disperato bisogno di trovare altre ragioni per fare credere ai loro elettori di essere ancora dalla parte giusta. Di qui una mutazione storica, forse irreversibile: la sinistra odierna di tutto si occupa, dalle coppie di fatto allo ius soli, dal testamento biologico alla propaganda fascista, dai diritti dei gay al reato di tortura, tranne che di ciò che starebbe più a cuore ai ceti popolari: più sicurezza e più posti di lavoro".

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