Le basi italiane a disposizione degli Usa per bombardare il Libia

Siamo in guerra!

Abbattere i cattivi tra i cattivi toglierà alibi a Renzi: con un governo riconosciuto dovrà trattare su come bloccare le partenze clandestine verso l'Europa

Alessandro Morelli
Siamo in guerra!

Foto, ANSA

L'Italia metterà a disposizione la base aerea di Sigonella e il suo spazio aereo e, al netto delle comunicazioni dei ministro Gentiloni (Esteri) e Pinotti (Difesa), il Governo ritiene che per dare corso al pieno coinvolgimento dell'Italia nella guerra non saranno necessari di qui alle prossime settimane ulteriori passaggi parlamentari perché Renzi ha già deciso con quali cattivi stare. Sì, perché se da un lato c'è lo Stato Islamico, dall'altro c'è un governo riconosciuto da Usa e Onu che mette la sharia tra i punti della propria carta dei valori. Quale sia la padella e quale la brace a voi la sentenza.

Nessun intervento diretto, pare, ma un sostanziale sostegno attraverso le infrastrutture militari italiane, come se dare un buffetto allo Stato Islamico sia differente per i terroristi che rifilare un pugno secco ai fondamentalisti che governano metà della Libia.

A dar forza all'iniziativa arriva anche Barack Obama: "È nell'interesse della sicurezza nazionale americana assicurare che il governo libico possa completare il suo lavoro contro l'Is evitando che si rafforzi in Libia", ha detto il presidente americano, vedremo se in questa occasione gli interessi Usa saranno coerenti con quelli dell'Italia.

Finalmente partono i droni, non per bombardare e affondare le navi dei negrieri che trasportano i clandestini verso l'Europa ma per colpire quelli che Usa e Italia ritengono i cattivi tra i cattivi.

Con l'intervento Occidentale la Libia che vedrebbe definitivamente legittimato il governo di Fayez al Serraj e in cui, auspicabilmente, si potrebbe aprire una fase nuova di dialogo tra Tripoli e Tobruk. Con un effetto domestico: "Liberare dal potenziale contagio islamista un Paese che per ragioni geografiche è decisivo per la nostra sicurezza" ma anche, aggiunge il Populista, non avere più alibi sull'assenza di un governo legittimato dall'altra parte del mediterraneo con cui discutere su come interrompere l'autostrada clandestina che permette di arricchire la mafia e invadere l'Europa.

Fino ad oggi la sostanziale neutralità dell'Italia sul fronte anti Isis e le frontiere aperte sono state prese come i veri "salvacondotti" dagli attacchi terroristici nel Belpaese, vedremo se la tesi reggerà con la novità (anche se l'Italia non parteciperà direttamente ad attacchi) o se la situazione della sicurezza cambierà nel corso delle prossime settimane.

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