nomine dei nuovi dirigenti

Rai: al via il golpe renziano

L'Opposizione: "In Rai e nei posti di potere solo i tifosi di Renzi". Il leghista Crosio: "Renzi con un tweet annunciava un radioso futuro senza ordini di partiti. La realtà è che le nomine fatte sono tutte politiche"

Redazione
Rai: al via il golpe renziano

Sarà nuovo golpe renziano, in occasione delle nuove nomine Rai? Sono in molti a sospettarlo. Allontanando i direttori scomodi al Premier, nel toto-Rai si scommette sulla messa alla porta di Bianca Berlinguer, che certo di destra non è, ma nemmeno renziana. Al Tg1 Mario Orfeo dovrebbe essere confermato. Al Tg2 dovrebbe invece lasciare Marcello Masi, sostituito da Ida Colucci. La nota dolente è però la direzione del Tg3: che il Premier non possa vedere la Berlinguer è un dato di fatto. Al suo posto potrebbe arrivare Maurizio Mannoni, mentre sembra tramontata l'ipotesi di un ritorno di Antonio Di Bella. E così, nell'attesa della "renzizzazione" della Rai (proprio nelle ore in cui il canone arriva fastidiosamente seminascosto nella bolletta della luce), l'opposizione scalpita in occasione della seduta della Commissione di Vigilanza Rai che si terrà questa sera.

"A scanso di equivoci e per evitare questa sera inutili polemiche, credo che debba essere accolto l'invito, non solo mio, di invitare in Vigilanza l'intero Cda Rai e non solo il presidente e il dg", ha dichiarato il senatore forzista Maurizio Gasparri. "È il consiglio di amministrazione", aggiunge, "ad essere stato eletto dalla commissione parlamentare. È il Cda che deve discutere del piano dell'informazione insieme ai vertici Rai. È ancora il Consiglio ad essere garante di un pluralismo che viene calpestato dai tritasassi governativi. Perfino i cronisti di regime dei quotidiani asserviti a Renzi mostrano meraviglia nel commentare il monocolore governativo in tutte le poltrone di comando di rete e testate della Rai. È una vicenda senza precedenti. Renzi critica Erdogan che a confronto sembra quasi un campione di democrazia pur non essendolo. Questa sera si convochi quindi l'intero Cda per evitare una spiacevole discussione che investirebbe chi non assicura la partecipazione più democratica e plurale alla riunione e chi sta facendo il cameriere schiavo di Renzi".

Polemico anche Renato Brunetta: "Renzi aveva detto fuori i partiti dalla Rai, tutti, evidentemente, tranne il suo PD, anzi il suo personale partito di Renzi. Questo è inaccettabile, la Rai è un servizio pubblico". "Renzi con un tweet annunciava un radioso futuro per la Rai senza ordini di partiti. La realtà è che le nomine fatte sono tutte politiche. Un'azione, quella del premier non eletto, scientifica. Così si è garantito la campagna del referendum... ovviamente a spese dei gentili contribuenti", ha dichiarato Jonny Crosio, senatore leghista componente della commissione di Vigilanza Rai.


"La Sinistra che inventò l'editto bulgaro ora tace di fronte all'editto (vero) di Rignano: in Rai e in posti di potere solo i tifosi di Renzi", fa eco il deputato di Forza Italia Luca Squeri. "Viene da chiedersi", prosegue, "dove siano finiti i girotondini, gli estensori di 'manifesti' e i tanti custodi dell'informazione libera. Tutti in spiaggia, a fare il bagno nell'omertà?".

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