Voce fuori dal coro

La femminista di sinistra: "I media occultano le violenze sessuali commesse da immigrati"

Lorella Zanardo: "Da più parti mi viene consigliato di non diffondere la notizia della donna violentata in Puglia, caso di cui si è parlato pochissimo. La reticenza di molti gruppi femministi e giornalisti è dovuta al fatto che la violenza sia stata commessa da un rifugiato"

Redazione
La femminista di sinistra: "I media occultano le violenze sessuali commesse da immigrati"

Foto da ilcorpodelledonne.net

In Italia, come accade in altri Paesi europei dominati dal politicamente corretto, i crimini degli immigrati vengono minimizzati. Se risulta difficile omettere l’identità e l’origine del delinquente, almeno per ora, ecco che il sistema mediatico impone una sorta di silenziatore diffuso. Fino a poco tempo fa le malefatte nei confronti delle donne, dai casi di stalkeraggio a quelli di molestie e violenze sessuali, occupavano giustamente le prime pagine dei giornali sia cartacei sia online, lunghi servizi nei telegiornali, doverosi approfondimenti nelle trasmissioni televisive. Poi gradualmente la musica è cambiata. Ora succede che questi atroci reati, se commessi da immigrati, vengano relegati alle pagine di cronaca o a minuscoli riquadri nelle home page dei giornali più importanti. Anzi, ormai spesso nelle home page dei “giornaloni” non ci finiscono nemmeno per sbaglio.

Guai a evidenziarlo però, pena il marchio infamante di razzista e xenofobo. Che non si tratti esattamente di fantasia populista o delirio leghista, lo conferma un pezzo di Lorella Zanardo comparso sul sito del Fatto Quotidiano. Stiamo parlando di una femminista di punta, autrice del celebre documentario “Il Corpo delle donne” e fautrice del movimento venato di antiberlusconismo “Se non ora quando”, nonché candidata alle ultime Europee per l’estrema sinistra con la Lista Tsipras. L’incipit è lineare e illuminante: “Una donna è stata violentata e picchiata brutalmente in Puglia qualche giorno fa. La donna versa in gravi condizioni in ospedale. Da più parti mi viene consigliato di non diffondere questa notizia: perché?”.

Ebbene sì, certa sinistra lavora per occultare notizie sgradite alla “narrazione” immigrazionista. Che stranezza. “Contrariamente a quanto accade solitamente”, scrive la Zanardo, “in questo caso la notizia è stata riportata solo da qualche quotidiano e diffusa pochissimo”. Il motivo è semplice, anche se indicibile: “La reticenza di molti gruppi femministi e giornalisti è dovuta al fatto che la violenza sia stata commessa da un ragazzo rifugiato di un centro Cara. Questa e solo questa la ragione dell’occultamento del fatto”.

La regista racconta che certa pulsione censoria e minimizzatrice, anche se di mezzo ci sono odiose violenze nei confronti delle donne, è un malcostume radicato nel tempo: “Anni fa partecipai a Milano a un incontro contro la violenza organizzato da un’importante organizzazione che di violenza si occupava. Si trattava dell’omicidio di una donna a Roma da parte di un cittadino rumeno. Con mio grandissimo stupore e rabbia – scrive la femminista - tutta la riunione fu spesa, ed eravamo solo donne, a valutare se fosse meglio diffondere o no la notizia perché trattavasi di cittadino dell’est Europa e non si voleva incentivare il razzismo. Solo poche parole furono pronunciate a memoria della vittima”.

Una denuncia coraggiosa, controcorrente. “Come femminista e come donna di sinistra mi ribello a questo comportamento e lo ritengo responsabile dell’allontanamento di molti cittadini e cittadine dai partiti e movimenti di sinistra”. Zanardo fu una delle poche, pochissime femministe a condannare con forza e senza ambiguità di sorta le violenze sessuali di massa commesse da immigrati a Colonia, nel Capodanno 2016. “Il voler ‘proteggere’ i migranti responsabili di reati odiosi, così come il ritenere che diffondendo le notizie negative che li riguardano (…) si possa fomentare il razzismo, è alla base dell’attuale pensiero di una certa sinistra italiana: elitaria e profondamente discriminante”.

Insomma i primi ad attuare discriminazioni in base alla provenienza delle persone, sono esattamente coloro che a parole combattono contro le discriminazioni: “Il popolo è pancia, mi disse fiera una nota intellettuale ‘di sinistra’ lasciandomi basita. E se il popolo è pancia, e dunque non in grado di ragionare con la propria testa, ecco che c’è chi si è autoeletto interprete di quel popolo incapace di intendere e volere”. E ancora: “E con la stessa attitudine tronfia ed elitaria si trattano gli emigranti, i richiedenti asilo: proteggendoli tutti indistintamente come fossero bambini o incapaci di intendere, discriminandoli davvero in questo modo considerandoli così inferiori a noi”.

Zanardo parla della necessità di avviare programmi educativi sugli usi e costumi che regolano i rapporti tra i sessi “che, come sappiamo, sono in Europa profondamente diversi da quelli vissuti nei Paesi di origine dai cittadini migranti”. Dalla retorica alla pratica, bypassando i dettami del politicamente corretto: “Dopo la grande manifestazione per i migranti dello scorso maggio a Milano, quali sono stati i progetti educativi intrapresi per facilitare la convivenza?”.

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