Aziende italiane in crisi per la concorrenza sleale

La Sinistra scopre il problema Cina

Nonostante le rassicurazioni di un Premio Nobel filo-cinese, la concorrenza del Dragone sta mettendo in gionocchio migliaia di aziende italiane. E persino i "compagni" oggi non possono più nascondere la testa sotto terra

Redazione
La Sinistra scopre il problema Cina

Foto ANSA

È stato persino ospite ad Expo per firmare la Carta di Milano, il documento simbolo della fiera sull’alimentazione, il Premio Nobel indiano per l’Economia Amartya Sen; è noto per le sue difese ad oltranza dell’economia cinese

Già nel febbraio 2005 aveva dichiarato ai media: “In Europa siete presi dal panico quando si parla di Cina, ma sbagliate. La produzione cinese a livello mondiale rappresenta meno del 4%, le esportazioni meno del 7. In realtà il commercio internazionale permetterà di stare meglio ovunque…”. Chi all’epoca lo criticò passo per gufo (epiteto che dunque non è stato inventato dall’ottimista Renzi) ma già allora i dati resi noti il mese prima dimostravano il contrario, che il Prodotto Interno Lordo cinese aveva addirittura scalzato la Francia dal quinto posto, nella classifica delle maggiori potenze economiche mondiali, e si avviava a superare persino la Gran Bretagna. Il grande balzo in avanti era stato reso possibile da una crescita che nel 2005 è stata del 9,9% e che ha portato il PIL dell’ex Impero celeste a 2,26 miliardi di euro. Dati dunque ben differenti da quelli forniti dal nobel indiano.

Nonostante la propaganda filocinese, le fosche previsioni dell’epoca sono realtà, adesso. A casa nostra le ripercussioni di questo boom economico cinese non si sono fatte attendere; nel 2004 la Cina aveva costretto l’Italia ad abbandonare il sesto posto in graduatoria, mettendo così in crisi migliaia di aziende tessili nostrane, costrette al fallimento. Oggi persino Il Sole XIX parla di “sfida quasi impossibile con uno Stato ove un’ora di lavoro costa 5 e in Italia o in Francia costa 100” ed il Corriere della sera segnala che “nel settore pelli calzature dal 2001 al 2012 le imprese individuali cinesi sono aumentate da 30 a 205 mentre hanno chiuso bottega 90 imprese artigiane italiane. I Cinesi hanno sostituito gli Italiani a colpi di concorrenza sleale. Illegalità, sfruttamento della manodopera (spesso in nero) sono alla base di un’inesorabile avanzata dei laboratori cinesi in tutti i distretti del Made in Italy. ..”. Parola di Corriere.

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