Baldassarri, Sangalli e Fitch a confronto

Recessione finita, crisi no?

Le aspettative del Governo sulla crescita del Pil sono state bocciate da una delle principali agenzie di rating. La ripresa c'è, ma con numeri inferiori rispetto a quelli sbandierati da Renzi. Numeri ridicoli, a ben vedere...

Redazione
Recessione finita, crisi no?

Foto ANSA

La ripresa annunciata da Renzi? Non convince del tutto il professor Mario Baldassarri, già viceministro dell’Economia e delle Finanze e ora presidente del Centro Studi “Economia reale”

Il docente, intervistato dalla stampa, fa notare che è finita la recessione ma non la crisi. “A fine 2014”, dice, “eravamo in fondo al pozzo, avevamo perso il 10% di Pil ed avevamo circa un milione e mezzo di disoccupati in più rispetto al 2007; ora c’è un inizio di risalita ma dovuta soprattutto a fattori esterni, cioè petrolio ed euro bassi. È comunque positivo che gli occupati siano aumentati, anche se la maggior parte sono precari stabilizzati grazie al Jobs Act e agli incentivi del governo”.

Anche per il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli la ripesa è molto lenta. "Va bene il cortisone di Draghi, e meno male che c’è, ma abbiamo bisogno di terapie specifiche che dipendono solo da noi”, ha dichiarato, aggiungendo che Confcommercio “vuole conservare una quota di cauto ottimismo, perché abbiamo tutte le carte per trasformare questa ripresa in una crescita concreta e diffusa”. Già nel 2015 Sangalli si era detto fiducioso in un “possibile scatto in avanti lungo la strada delle riforme, del taglio alla spesa pubblica improduttiva, della riduzione degli eccessi di burocrazia, della riduzione delle imposte: sono queste le condizioni del nostro moderato ottimismo che ci portano a prevedere un Pil a +1,6% per il 2016”. L'agenzia di rating Fitch lo ha smentito, tagliando le stime per l’Italia e calcolando il Pil 2016 a +1% contro il +1,6% previsto dal governo. Ma su una cosa si può essere d'accordo con Sangalli, quando ammette che "gli eccessi e i deficit strutturali del nostro Paese costano a ciascun cittadino 3.800 euro l’anno. Ridurre il carico fiscale su imprese e famiglie è e resta la priorità. Meno spesa pubblica e meno tasse rimane la ricetta per un Paese più dinamico e più equo”.

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