Parola di docente esperta d'Africa

"Migranti, non profughi"

Intervista dal Giornale, insegnante torinese che a lungo ha lavorato in Africa svela i retroscena dell'immigrazione di massa che stiamo subendo: i clandestini sono migranti che non sfuggono da alcuna guerra

Redazione
"Migranti, non profughi"

Foto ANSA

Ha lavorato a lungo in Africa, al punto da parlare fluidamente lo swahili; oggi insegna Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino

Si chiama Anna Bono e non crede alle fanfare rosse che ci spacciano i clandestini per profughi in fuga da non si sa bene quale guerra. “Quando sento parlare di disperati che scappano dalle bombe, a proposito degli emigranti dall’Africa subsahriana, resto abbastanza sconcertata”, ha dichiarato al Giornale. “Certo, arrivano da Paesi dove non mancano conflitti, ma salvo pochissimi casi sono Paesi che non giustificano una richiesta di asilo, e chi la inoltra infatti raramente la ottiene. Sono emigranti, non profughi”. Secondo la professoressa, chi decide di emigrare, con tutti i rischi che ciò comporta, lo fa per altri motivi. E non per fame o miseria.

A suo dire, la maggior parte dei migranti “non appartengono ai ceti più poveri della società africana. Sono giovani, in prevalenza maschi, sicuramente scolarizzati anche con titoli di studio da scuola media superiore, in grande maggioranza partiti da centri urbani dove avrebbero potuto continuare a vivere, in situazioni che magari ai nostri occhi sembrano invivibili, ma che in Africa rappresentano già un traguardo rispetto alle centinaia di milioni di persone realmente in miseria. Sono il ceto intermedio, che però teme di scendere di uno o più gradini nella scala sociale. Il fatto che possano pagare cifre molto alte per arrivare in Italia dimostra come, in molti casi, non siano i poveri a partire ma chi è al di sopra della soglia di povertà”.

Per l’insegnante torinese, i clandestini “sono attirati dalla propaganda che dipinge l’Italia e altri paesi europei come l’Eldorado, posti dove risolveranno tutti i problemi, troveranno un lavoro e il benessere. La propaganda è talmente forte ed efficace che i governi, come quelli di Etiopia, Tanzania, Mali e Nigeria stanno provando a combatterla con campagne di dissuasione”. In Nigeria, ad esempio, il Governo ha fatto affiggere manifesti in cui si vede un uomo che dice ad una ragazza: “Ti trovo un lavoro in Italia”. E sotto: “I trafficanti di uomini conoscono molti trucchi. Rifiuta!”. Ma non tutti danno retta…

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