SCHEGGE DVRACRVXIANE

Per i sinistri “non spargere odio” significa farselo mettere nel...

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Per i sinistri “non spargere odio” significa farselo mettere nel...

Se il terrorista è bianco, lo chiamano “islamofobo”; mentre, se è islamico o colorato, lo vezzeggiano come “disadattato”. Se qualche esaltato apre il fuoco in una moschea (contro ogni interesse mediatico del sovranismo internazionale), si scatena il solito pollaio politicamente corretto, e il “dolciniano” papa Francesco (che non ha nemmeno voluto incontrare il nostro Ministro dell’Interno), inizia a sventolarsi col cilicio; mentre sui continui eccidi di cristiani nel mondo, iniziando dallo sterminio dei Boeri in Sudafrica, tutti tacciono e alzano gli occhi al cielo come tante madonnine di Lourdes.


Eppure i numeri della differenza di potenziale statistico fra gli attentati di matrice islamista e quelli dei cosiddetti “suprematisti bianchi” (come se l’islamismo non fosse anch'esso suprematista) parlano chiaro, come riporta “Il Tempo” del 19 lug 2016: 5.012 gli uccisi solo da Al Qaeda e dall’Isis dall’11 settembre.


Ultimamente anche in Italia non ci siamo fatti mancare nulla, riuscendo a trasformare una tentata strage a danno di un’intera scolaresca in uno spot a favore dello Ius Soli.

Ma c’è un’evidenza ancora più subdola e sottile circa il clima di genuflessione allofila in voga, mascherata da “multiculturalismo”: da più parti si predica e si pratica una sospetta clemenza, sia mediatica che processuale, verso l’impennata di uxoricidi e di vessazioni muliebri. Attenzione, non ci riferiamo ai generici “femminicidi”, sulla sballata retorica dei quali femministe e progressisti continuano a basare la loro programmatica demolizione della figura maschile tradizionale.

No, ci riferiamo a casi nei quali le istanze difensive di un “uxoricida” o di un “patrigno” vengono sdoganate secondo l’ottica del cosiddetto “relativismo culturale”, il dogma ideologico che è alla base della progettualità immigrazionista.


Ed ecco stravaganti assoluzioni di mariti e fidanzati violenti (l'ultimo caso ha visto pesanti rimostranze persino del vice-premier Di Maio); bonarietà verso patrigni che uccidono, pestano o violentano i figli precedenti di mogli e compagne; o ancora la tolleranza di pratiche pericolose come la circoncisione o aperture ad istituti giuridici incostituzionali come la poligamia, pur di preparare le acque a quell’ideale di società “fluida” e “multiculturale” che di fatto si risolverebbe demograficamente in una preponderanza di genti di fede islamica su tutto il pianeta, iniziando dall’Europa.


Vi chiederete perché i globalisti abbiano scelto una religione apparentemente così spigolosa come l’Islam per sottomettere tutti i popoli al “Nuovo Ordine Mondiale”; ebbene, la risposta è semplicissima: oltre ad essere la religione più professata fra le masse materialmente attrici della pianificata sostituzione etnica degli Europei, l’Islam è l’unica religione al mondo ad essere incorporea e iconoclasta, così da non richiedere al fedele, anche se “infedele”, alcun tipo di immedesimazione morfologica nella divinità della quale egli intende o viene convinto ad abbracciare il credo; impresa che sarebbe ben più ostica con un Buddha dagli occhi a mandorla, un Odino dai baffoni rossi, un Gesù dalla carnagione troppo chiara perché un Africano o un Arabo possano rispecchiarvisi.


E non a caso il Rap è stato scelto come colonna sonora di tutto questo, con i suoi beniamini tutti extra-occidentali, i testi integralisti e misogini, e la sua musica basica perfetta per masse oceaniche distanti ancora oggi anni luce da quell’elevatezza di gusto musicale che in Europa aveva toccato vette sublimi da secoli.


La Francia è attualmente il maggior laboratorio di questo esperimento sociologico; e non a caso Michael Houellebecq, fra i maggiori intellettuali contemporanei della sinistra francese, s'è visto costretto a scrivere un libro-denuncia come “Sottomissione”, finendo sulla graticola di giornaloni e radical chic, esattamente come è accaduto per la povera Oriana Fallaci.

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