Garantismo di comodo

Grillo vara il codice salva-Raggi. Per coprire i disastri dei suoi

Più che un regolamento etico, il capo dei pentastellati ha messo a punto un lodo per salvare il sindaco romano da possibili guai giudiziari. Un paravento per nascondere l'inadeguatezza della classe dirigente grillina

Marco Dozio
Grillo vara il codice salva-Raggi. Per coprire i disastri dei suoi

Foto ANSA

Più che un codice etico, un lodo salva-Raggi. Una ciambella di salvataggio lanciata verso il sindaco della capitale che infila un disastro dietro l’altro, come solo i sindaci del Pd hanno saputo fare. In un documento burocratico dal titolo “Codice di comportamento in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie”, Grillo crea uno strumento di difesa nel quale può accomodarsi una Raggi eventualmente indagata, allo scopo di salvare la faccia in vista delle elezioni politiche.

Secondo il nuovo garantismo in salsa grillina, l’avviso di garanzia non implica più l’espulsione dal movimento, a differenza di quanto scandito in passato con il mantra del “politico indagato che deve dare le dimissioni”. Ora per essere cacciati occorre attendere una condanna in primo grado (salvo i reati d’opinione). Nemmeno un rinvio a giudizio è condizione sufficiente.  Una rivoluzione copernicana. E paracula.

Perché il nocciolo della questione è che a decidere su tutto e tutti resta il “garante”, ovvero Grillo e l’entourage della Casaleggio Associati. Gli eletti del movimento hanno l’obbligo di informare “immediatamente e senza indugio il gestore del sito” (Casaleggio Associati ndr) circa “l’esistenza di procedimenti penali in corso nei quali assumono la qualità di indagato o imputato nonché di qualsiasi sentenza di condanna".

Gli scolaretti insomma devono correre dal maestro, che con la sua infinità magnanimità e onniscienza potrà stabilire le sorti del malcapitato di turno. Potrà cacciarlo seduta stante “a prescindere dall’esito e dagli sviluppi” dell’inchiesta, oppure coccolarlo contro la magistratura cattiva, oppure congelarlo attraverso il singolare meccanismo dell’autosospensione. Insomma si può fare tutto e il contrario di tutto a seconda delle convenienze contingenti.

Raggi viene indagata? Non si deve dimettere. Raggi la combina grossa? Si deve autosospendere, così il M5S può fare il gioco delle tre carte e fingere che quel sindaco temporaneamente non rappresenti più il movimento, un sindaco grillino "ma anche no". Sopra tutto e sopra tutti c’è sempre lui, il “garante” Grillo che può espellere “a prescindere dall'esistenza di un procedimento penale”. Ma questa non è una novità, sapevamo già che nel movimento dell’uno vale uno c’è uno che decide per tutti. Coperta sempre più corta per una classe politica che alla prova dei fatti, a Roma come altrove, si dimostra impreparata e incapace.

Nota a margine. A proposito di classe dirigente pentastellata, ricordate un certo Alessandro Di Battista, ragazzo ambizioso con ambizioni da premier, quello che da romano assicurava che avrebbe costruito attorno alla Raggi una squadra solida e competente? Sì proprio lui, quello che discetta dell'universo mondo eclissandosi però ogniqualvolta spunta una grana dalle parti del Campidoglio e della sua squadra "solida e competente". Un pò come Renzi, lui si occupa solo di cose belle.

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