Il vero volto della Turchia

La scrittrice: "Istanbul ha perso la sua faccia europea e laica. Qui ho paura"

Esmahan Aykol al Corriere: "L’area sociale che simpatizza per lo Stato islamico è molto più grande di quanto si pensi". "Nelle strade, l’80% dei passanti è maschio. E le poche femmine, per tre quarti, sono velate"

Redazione
La scrittrice: "Istanbul ha perso la sua faccia europea e laica. Qui ho paura"

Foto ANSA

La Lega a lungo si è battuta in solitaria, anche a dispetto degli alleati, contro l’ipotesi di un ingresso della Turchia in Europa. È bene ricordare che fino a poco tempo fa tale opzione era universalmente caldeggiata da sinistra e da destra, da liberali, centristi, piddini ed europeisti di ogni risma. E chi avanzava perplessità era subito bollato come indegno retrogrado.

Che cosa sia la Turchia oggi, quanto sia inconciliabile con i valori occidentali per la sua natura islamica, lo racconta la scrittrice Esmahan Aykol in un’intervista al Corriere. Chi vaneggiava di Turchia avamposto laico da integrare in Europa dovrebbe prendere nota. “Andrò via da Istanbul che è sempre più islamica. Qui ho paura. Potrei trasferirmi in Sicilia. Vedo che le cose non fanno che peggiorare”.

L’autrice di gialli come “Hotel Bosforo” e “Appartamento a Istanbul” (Sellerio Editore) parla di trasferimento da programmare. La sua non è una provocazione intellettuale: “Il giorno sta arrivando. Mi rattrista molto, ma se la situazione rimane questa, sarà inevitabile. Magari non nel futuro immediato. Ma nemmeno troppo in là. Dipende da quando capirò che non sono più in grado di vivere in questa Turchia”. Destinazione Catania: “Ci sono stata per i festival letterari, ho incontrato gente del mondo universitario, trovo che ci sia una vita culturale molto vivace e piacevole. Mi ricorda l’ambiente d’Istanbul com’era un tempo, quand’era più moderna”.

Capito il paradosso? Istanbul era più moderna nel passato, a dimostrazione di quanto l’Islam determini un progressivo ma inesorabile deterioramento delle libertà individuali e della donna in particolare. “Istanbul ha perso già da molto tempo la sua faccia europea e laica. L’immagine della città ormai è islamica"

In questa Turchia fondamentalista le donne si sentono e sono minacciate: “Nelle strade, l’80% dei passanti è maschio. E le poche femmine, per tre quarti, sono velate. Il terrore però non fa distinzioni: più di metà delle vittime erano arabe”.

Aykol squarcia il velo dell’ipocrisia sulla cosiddetta zona grigia, quella dei musulmani silenti che appoggiano il terrorismo: “L’area sociale che simpatizza per lo Stato islamico è molto più grande di quanto si pensi. Non incontro spesso i religiosi, siamo mondi separati. Pensano sia peccato parlare con me e mi evitano”.

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