ma la turchia cosa combina?

Arabo, cinese, kirghiso. Sull'attentato al Reina Ankara cambia ancora versione

Incpacità della polizia o poca voglia di "beccare" il jihadista? Ogni mezza giornata la versione delle autorità turche sull'identità dello stragista del night club cambia. In quello che sembra un caso Regeni in salsa ottomana...

Redazione
Arabo, cinese, kirghiso. Sull'attentato al Reina Ankara cambia ancora versione

Iakhe Mashrapov in tv, costretto a discolparsi pubblicamente. Come si vede, non assomiglia affatto all'uomo dei filmati delle videocamere

Una caccia senza sosta ma ancora senza esito in tutta la Turchia al killer di Capodanno, che al momento ha un volto ma non un nome. Altro che kirghiso, altro che moglie e parenti arrestati. La sua identità resta un mistero: è durato solo poche ore il suo presunto riconoscimento da parte dei media turchi, a partire dalla tv di stato vicinissima al presidente Recep Tayyip Erdogan, come il 28enne Iakhe Mashrapov, cittadino del Kirghizistan, di cui era stato diffuso persino il passaporto. L'uomo, ora nel suo Paese, ha negato ogni coinvolgimento, come confermato anche dalle autorità di Bishkek. La stessa polizia turca lo ha lasciato andare dopo un controllo all'aeroporto di Istanbul.


Solo una somiglianza con il killer del 'Reina', il cui volto da ore circola su tutte le tv dopo la pubblicazione di un video-selfie girato nella zona di piazza Taksim, forse per inviare un messaggio sulla sua presenza in città. Il vero attentatore, per gli inquirenti, ha anche un passato in Siria, dove l'Isis lo avrebbe addestrato per la strage. Ma sullo scambio di persona le autorità turche continuano a mantenere un rigido silenzio. Forse, suggeriscono alcuni esperti, per far credere al killer che la polizia non sia così vicina alla sua cattura inducendolo a qualche passo falso. Speriamo.

Dalle immagini in tv e sui giornali giurano di averlo riconosciuto alcuni vicini di casa nella provincia anatolica di Konya, dove l'uomo si sarebbe trasferito a fine novembre con la moglie e i 2 figli piccoli, probabilmente per non dare nell'occhio. Proveniente da un Paese dell'Asia centrale, come sembrano suggerire anche i tratti somatici: forse dal Kirghizistan o dall'Uzbekistan, anche se non cade l'ipotesi dell'origine dalla regione cinese dello Xinjiang, dove risiede la minoranza uigura, turcofona e musulmana. Ieri notte, la polizia ha fermato la donna, che giura di non sapere nulla di una possibile affiliazione all'Isis del marito e di aver appreso della strage solo dalla tv.


Per adesso, però, resta in manette, come altri 15 sospetti fiancheggiatori, tra cui 2 persone risultate in contatto con l'attentatore nei giorni precedenti l'attacco. Fermati anche i 2 agenti immobiliari che hanno affittato la casa di Konya, dove il presunto killer ha vissuto per circa un mese. La Turchia del dittatore Erdogan arresta tutti, colpevoli e innocenti, senza guardare in faccia nessuno. Fra poco arresteranno anche Babbo Natale. In fondo, all'inizio avevano detto che lo stragista era mascheratio da Santa Klaus (salvo poi rettificare e parlare di un cappello col ponpon).


Nello stesso edificio, mancano all'appello due famiglie straniere, sparite dopo l'attentato al 'Reina' e ora ricercate. In manette sono finiti pure altri 2 stranieri, bloccati nel pomeriggio all'aeroporto Ataturk di Istanbul mentre cercavano di lasciare la Turchia. A negare il coinvolgimento del kirghiso Mashrapov, discolpatosi in un'intervista, sono stati in serata gli stessi servizi segreti di Bishkek. L'uomo ha spiegato di essere stato scambiato per l'attentatore per via di una somiglianza fisica, dichiarando di essersi recato a Istanbul per affari - come farebbe regolarmente dal 2011 - tra il 28 e il 30 dicembre e poi di nuovo tra il primo gennaio e stamani, mentre si trovava in Kirghizistan la notte della strage.


Intanto la Turchia appare sempre più nel mirino. Nel 2016, ha detto oggi il ministro dell'Interno, sono stati sventati 339 grossi attentati di diversa matrice. In settimana, è atteso pure il via libera del Parlamento a una nuova proroga di 3 mesi dello stato d'emergenza, dichiarato dopo il fallito golpe del 15 luglio. E c'è da chiedersi se tutta questa "confusione" nella caccia allo stragista non sia voluta, come pretesto per imporre nuovamente la legge marziale...

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