SCHEGGE DVRACRVXIANE

Chi non ha avuto Socrate potrà mai essere come chi Socrate avuto ha?

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Chi non ha avuto Socrate potrà mai essere come chi Socrate avuto ha?

"Hai fatto il classico, vero?". "Sì, perché?". "Beh, si sente da come parli".
Se già colloquiando tra persone comunque erudite, è possibile avvertire la differenza fra una preparazione di stampo scientifico ed una di stampo umanistico, è mai possibile ritenere che chi proviene da culture e civiltà totalmente profane di tutto questo possa improvvisamente far proprie prerogative spirituali, intellettuali e filosofiche che non gli sono mai appartenute?!
Qui non parliamo di valore personale né tantomeno di dignità umana; e non parliamo neppure del maggior pregio di una preparazione scolastica rispetto ad un’altra, poiché qualsiasi corso di studi ha la sua ragion d’essere se intrapreso in armonia alle attitudini di chi lo sceglie.

No, qui parliamo di sedimentazione culturale e di valori fondanti condivisi che non potranno mai essere uguali in tutte e per tutte le culture; parliamo di “modalità sociologiche”, di “canoni valoriali”, e di “metabolizzazione etica del significato e del rilievo della vita umana” che non saranno mai equivalenti presso tutte le civiltà.
Chi non ha avuto Socrate, Platone, Terenzio, Petrarca e Machiavelli nel proprio vissuto collettivo, potrà mai aver visto evolvere la propria coscienza sociale e la propria spiritualità alla stregua di chi costoro li ha con sé da sempre?!

E appare tanto più paradossale che il relativismo culturale sia predicato proprio da quegli intellettuali che in patria soloneggiano di cultura umanistica per mantenere quelle distanze dal “popolino” che li fanno sentire così superiori ad esso, mentre poi, sui loro strapagati editoriali mondialisti, cianciano di multiculturalismo e di inculturazione, alimentando quello stolto bombardamento mediatico secondo il quale “siam tutti cittadini del mondo” e quindi non esisterebbero differenze fra i riverberi comportamentali e socioculturali di chi Socrate lo ha avuto e quelli di chi Socrate avuto non lo ha.
E a poco serve che tali intellettuali invochino presunti “socrati” esistiti anche nelle altre culture: poiché non usciranno nomi specifici dalle loro meningi, ma solo vacue disquisizioni secondo cui l’Occidente, col suo colonialismo, avrebbe tarpato le ali al proliferare di socrati altrui, in realtà mai esistiti per il semplice fatto che le altre civiltà non li hanno mai prodotti. Dato, codesto, che non le rende necessariamente migliori o peggiori della nostra, ma differenti sì.

Il peggio vero è che quei soloni preferiscono credere (e far credere) che la barbarie attualmente dilagante nelle terre di Socrate dipenda dalla decadenza delle nostre genti, le quali, pur avendolo avuto, ne avrebbero poi tradito la saggezza, anziché considerare il dilagare di tale barbarie frutto d’una globalizzazione approdata di prepotenza ai lidi d’Occidente senza tener conto neppure di chi Socrate sia stato, figurarsi averne respirato gli insegnamenti.

L’Europa non può essere il rene culturale del mondo: è troppo piccola, troppo anziana e troppo stanca. A ognuno la propria terra, la propria storia e i propri filosofi.

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