Cantiere infinito

Como, scandalo paratie: arresti per tangenti e corruzione in comune

Accusati di turbativa d'asta imprenditori e funzionari pubblici. La Lega: l'attuale amministrazione si faccia da parte, è tempo di voltare pagina

Redazione
Como, scandalo paratie: arresti per tangenti in comune, una decina di indagati

La costruzione di una paratia sul lungolago di Como. Foto ANSA

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Como hanno eseguito alcuni provvedimenti cautelari emessi dal gip al termine delle indagini coordinate dal pubblico ministero Pasquale Addesso, relative agli appalti per la costruzione del sistema di paratie che avrebbe dovuto proteggere la città dalle esondazioni, il cosiddetto "piccolo Mose". La procura ha chiesto e ottenuto quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dipendenti pubblici e imprenditori; per altri tre indagati era stato chiesto l'arresto ma il gip ha detto no alla misura cautelare in carcere. Gli arrestati sono Pietro Gilardoni, dirigente del Settore "Reti tecnologiche, Strade, Acque e Arredo Urbano" del Comune di Como e Roberto Ferrario, imprenditore referente dell'azienda Imothep S.r.l. mentre Antonio Ferro, dirigente del Settore "Grandi opere", poi "Opere pubbliche e manutenzione edilizia comunale" del Comune di Como e Giovanni Foti, titolare e consigliere delegato della impresa edile Foti srl di Bulgarograsso (Como) sono stati posti ai domiciliari. Le indagini si sono sviluppate con intercettazioni e acquisizione di documenti che hanno accertato, spiegano gli inquirenti, "episodi di turbata libertà degli incanti, rivelazione di segreti di ufficio e corruzione contestati agli alti funzionari del Comune di Como ed agli imprenditori". Gli esiti delle indagini "hanno altresì rimarcato la sussistenza, ravvisata anche dal giudice per le indagini preliminari, di un concreto pericolo di reiterazione criminosa".

Nel mirino della magistratura sono finite le varianti in corso d'opera che hanno fatto lievitare i costi da 12 a 32 milioni di euro e l'aggiramento sistematico delle norme in materia di appalti. L'inchiesta, che era nata per fare luce sulle presunte irregolarità nella redazione e nella gestione delle varianti del progetto, ha preso le mosse dalla delibera dell'Anac, l'autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che nel 2016 ha passato al setaccio la storia del mini Mose di Como, concludendo con un documento di 64 pagine di denuncia: abusi nelle varianti, turbativa d'asta, reati edilizi e corruzione. Vi sono altri indagati a piede libero: dovrebbero essere complessivamente una decina. L'episodio di corruzione contestato e i due casi di turbativa d'asta che vedono coinvolti Roberto Ferrario, libero professionista in campo edilizio e l'imprenditore edile Giovanni Foti, sono stati scoperti nel corso delle indagini grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dalla Guardia di Finanza nell'ufficio di Gilardoni in Comune a Como. La presunta corruzione riguarda una consulenza che Ferrario ha affidato al dirigente pubblico Gilardoni per sbloccare i lavori di allargamento di una strada pubblica, necessari per l'avvio di un intervento edilizio privato: consulenza da 14.000 euro, 4.000 dei quali sono stati versati con bonifico sul conto del dirigente. Gilardoni è poi accusato di avere rivelato all'imprenditore edile informazioni sulle imprese partecipanti a due gare pubbliche di appalto per la riqualificazione di due piazze cittadine, attraverso le quali Foti è riuscito ad ottenere un subappalto da 90 mila euro. Il dirigente comunale è poi accusato di avere predisposto un bando di gara d'appalto per una progettazione congiuntamente a un ingegnere libero professionista che poi si è aggiudicato l'incarico.

Sugli arresti interviene la Lega Nord: "Le gravissime vicende che vedono coinvolti due dirigenti del comune di Como e altre persone per turbativa d'asta, corruzione, condizionamento attraverso mezzi fraudolenti, carenze e omissioni - afferma il segretario cittadino del Carroccio, Alessandra Locatelli - sono un sintomo evidente che qualcosa a Como va cambiato dal profondo. Como - spiega Locatelli - è una città ormai deturpata, dissanguata e torturata dagli interventi inutili di chi coltiva unicamente i propri interessi. Chi ha sbagliato e ha commesso reati gravi come quelli elencati nei capi d'imputazione a carico dei funzionari e degli altri arrestati, deve pagare. A causa del blocco dei lavori sono stati anni tormentati per il nostro lungolago e questa situazione, ormai diventata insostenibile, ha portato ad un epilogo che non ci stupisce affatto. Qualcuno ha tradito Como. Adesso è tempo di voltare pagina. I grandi progetti deve portarli avanti chi ha una struttura più solida e, soprattutto, più sana di quella che il comune di Como, attualmente, può vantare. Dobbiamo restituire alla città - conclude il segretario - il tempo perso e la sua identità. Per farlo è necessario che l'attuale amministrazione si faccia da parte. I cittadini di Como assistono da troppo tempo impotenti ad un lento ed inesorabile declino. Dopo lo scandalo della terza variante del progetto che riguarda le Paratie, che ha coinvolto tutta la giunta comunale e che ha bloccato ulteriormente le sorti del lungolago, dopo aver visto negli ultimi mesi avvicendarsi inutili lavori in varie zone della città e la superficialità con la quale sindaco e assessori si rapportano alla cittadinanza, riteniamo che Como meriti di più".

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