il pontefice sconosciuto

Papa Pacelli nazista? Ma se voleva far cadere Hitler...

Documenti inediti gettano una nuova luce sugli anni del secondo conflitto mondiale. Il Pontefice creò addirittura una rete spionista segreta per abbattere il Führer

Alfredo Lissoni
Papa Pacelli nazista? Assolutamente no

Uscito in questi giorni il libro-inchiesta del giornalista Mark Riebling Le spie del Vaticano (Mondadori, pp. 369, € 25), che getta una luce inedita sui rapporti tra Chiesa e nazismo. Attingendo a numerosi archivi, tra cui i National Archives and Records Administration statunitensi e quelli vaticani, lo storico ha ricostruito  dettagliatamente le trame con cui il Pontefice cercò di provocare la caduta di Hitler, smentendo dunque la voce che gira da oltre mezzo secolo secondo cui la Santa Sede, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, fu collusa o quanto meno remissiva nei confronti del nazismo.

In effetti, molti papi si sono dovuti confrontare con le burrascose situazioni politiche della loro epoca, ma certamente il pontificato di Pio XII, durante il nazismo, è quello che ha incontrato maggiori difficoltà. Papa Pacelli, sin dal 1954, è stato fortemente criticato da diversi storici, circa presunti "colpevoli silenzi" del Vaticano sulla questione degli ebrei. I primi attacchi sono arrivati da parte delle chiese russa ortodossa e protestante americana, dalla Massoneria e da fonti comuniste; queste ultime utilizzarono la revisione storica dello studioso Mikhail Scheinmann per tacciare Pio XII di collusione e collaborazionismo con il nazifascismo.


Scrive Schneimann: "Pio XII stette colpevolmente a guardare, senza far nulla, lo sterminio degli ebrei, se non lo incoraggiò con tutta la Chiesa Cattolica". L'accusa intendeva dimostrare che Pio XII avesse agito puramente secondo le convenienze politiche del momento, a disprezzo della dottrina della Chiesa. Nel 1963 un altro tedesco, il drammaturgo Hochhut scrisse su Pio XII l'opera "Il Vicario", in cui erano contenute numerose accuse contro il pontefice, tra cui quelle di essere filonazista, antiebraico, opportunista politico e per nulla evangelico. Un suo connazionale, il noto filosofo Hans Kung, accusò Pacelli di essere "un germanofilo dichiarato, che si circondava esclusivamente di collaboratori tedeschi ; di essere il papa dei tedeschi, che pensava soprattutto secondo criteri diplomatici e non evangelici; ossessionato dal comunismo, sarebbe stato disposto afd allearsi persino con Hitler".

Queste accuse sono state nuovamente rilanciate, da altre fonti, in occasione del Giubileo del 2000 ed hanno avuto anche una trasposizione cinematografica, nel film Amen di Costa Gavras. Ma oggi c'è la prova che si tratta di accuse non vere. Paradossalmente questi attacchi al veleno sono serviti alla critica storica, in quanto la Santa Sede ha incaricato, tra la fine del 1964 e gli inizi del 1965, un gruppo di gesuiti, storici di fama internazionale di fare luce, pubblicando gli atti e documenti vaticani sulla Seconda Guerra Mondiale.

E così oggi, grazie alla revisione dello storico Pierre Blet, gesuita, che ha potuto esaminare i documenti dell'Archivio Segreto Vaticano fino al 1945, è possibile finalmente ristabilire la verità dei fatti. Blet ha difatti recuperato diverse attestazioni giornalistiche giudaiche che dimostrano come, fin dal giorno della sua elezione, papa Pacelli si fosse schierato contro il nazismo, e non a favore. Anzi, la sua enciclica Summi Pontificatus conteneva una denuncia forte, aperta ed incondizionata del razzismo, che già all'epoca destò molto scalpore.

Il The Palestine Post del 6 marzo 1939 ricordava come il neo papa avesse avuto "un ruolo di opposizione alle teorie razziali; il Jewish Chronicle di Londra, il 10 marzo del '39, riportava le citazioni del discorso antinazista che lo stesso cardinale aveva pronunciato a Lourdes nell'aprile 1935. Tutto ciò preoccupava molto il Reich; il 22 gennaio del 1939 il giornale nazista Voelkisher Beobachter aveva pubblicato una foto del cardinale Pacelli e di altri dignitari della Chiesa indicandoli come "gli agitatori in Vaticano contro il fascismo e il nazionalsocialismo" ed Hitler era arrivato persino a progettare il rapimento del papa.

Si è anche scoperto che le associazioni ebraiche provavano molta fiducia nei confronti di Pio XII, tanto da destinare fondi alla Santa Sede per l'assistenza delle vittime della persecuzione razziale. Una di esse, la UJARON, nel gennaio 1940 donò alla Santa Sede 125.000 dollari per assistere tutte le vittime ebraiche causate dalla persecuzione nazista.

Ma c'è un altro elemento che getta una luce completamente nuova e che è stato da poco scoperto. Quando nel 1939 le leggi razziali entrarono in vigore in Italia, Pio XII assunse di sua iniziativa diversi professori ebrei nell'amministrazione della Santa Sede, come chiaro monito al Regime. Infine, il 7 luglio del 1944, il Jewish News di Detroit scrisse: "Risulta sempre più chiaro che gli ebrei sono stati salvati dentro alle mura del Vaticano durante l'occupazione tedesca di Roma". Al termine della guerra, l'11 ottobre del 1945 il World Jewish Congress donò 20.000 dollari alla Santa Sede, come riconoscimento per quanto questa aveva fatto per salvare gli ebrei dalla persecuzione nazista.


Oggi, grazie agli studi di Riebling, scopriamo addirittura un Papa in stile James Bond, che cerca di far cadere Hitler. La prima mossa si verificò il 26 maggio 1941, quando i più alti esponenti dei gesuiti e dei domenicani tedeschi diedero vita a un clandestino "Comitato degli ordini" incaricato di rastrellare documenti e progetti bellici del Führer da tutte le fonti possibili, dalle centraliniste alle segretarie, ai funzionari di governo ostili al regime. Tramite religiosi che avevano avuto dal Papa la speciale dispensa per indossare abiti borghesi e "vivere al di fuori delle regole dell’ordine", si inviavano messaggi e dispacci Oltretevere, che a sua volta faceva in modo di farli pervenire a Londra e Washington.

Il Comitato aveva contatti con leader sindacali fuorilegge, con antinazisti cattolici, con personaggi di spicco dell’opposizione, da Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, all’ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto militare (entrambi giustiziati a Flossenbürg il 9 aprile 1945), a Ulrich von Hassel, ex ambasciatore a Roma, impiccato l’8 settembre 1944 dopo l’attentato a Hitler. Il pontefice prendeva in seria considerazione, come dimostra Riebling, l’eventualità di un colpo di Stato e si dichiarava disponibile a far da mediatore tra i cospiratori e gli Alleati. Non ci riuscì, ma ci provò. Altro che 007...

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