il fondamentalismo a casa nostra

Jihad: gli assassini sono tra noi. Ma l'Occidente è cieco

L'Europa non vuole rendersi conto del pericolo che si è tirato in casa, quello delle cellule dormienti, i kamikaze pronti ad attivarsi in qualsiasi momento. Anche l'America commise un analogo errore, quello di credersi invulnerabile

Redazione
Jihad: gli assassini sono tra noi. Ma l'Occidente è cieco

Il radicarsi del terrorismo islamico in Asia piuttosto che in Africa è stato a lungo sottovalutato dall’Occidente, che ha guardato ad esso come un fenomeno locale. Errore grossolano. Quando ad esempio le milizie talebane presero il controllo del sud dell’Afghanistan e di quella che diverrà la loro storica roccaforte, la zona di Kandahar, di etnia Pashtùn, la conquista di Kabul, avvenuta nel settembre del 1996, fu cosa fatta. E l’ascesa dei combattenti afgani fu tale che i russi, che ne avevano occupato il territorio e che a loro volta temevano un’invasione, schierarono le proprie truppe al confine con il Tagikistan. La rivolta islamica, da passiva, diventò attiva, ed il fondamentalismo cominciò a travolgere l’Europa, manifestandosi con atti di terrorismo.


La strage di Beslan, in Cecenia, fu solo uno degli episodi in cui europei convertitisi alla causa islamica avrebbero utilizzato il terrorismo come arma di destabilizzazione politica nei confronti di un’Europa che se ne riteneva immune. E che non ebbe sconti, Italia compresa. Nemmeno le nostre truppe di pace, il cui arrivo in Afghanistan era stato celebrato in pompa magna dalle televisioni e seguito in diretta nientemeno che da al-Jazeera come “pacificatori”, furono risparmiate. Il 26 settembre del 2006, alle 5 antimeridiane, a 10 chilometri da Kabul il contingente italiano fu colpito da una bomba telecomandata, che distrusse uno dei tre blindati degli Alpini di Cuneo. Quattro feriti, compresa una donna soldato, e due morti, che fecero salire a sei le perdite sino ad allora subite in Afghanistan.


L’attentato fu rivendicato dalla Milizia Islamica dei Talebani; l’episodio destò viva commozione nell’opinione pubblica italiana e la sorella di uno degli alpini caduti lanciò un appello televisivo alla pace. Oggi nessuno si ricorda più di loro. Nel frattempo il terrorismo islamico si è evoluto. Oggi – parola di Isis, nonostante il fatto che i politici di Sinistra continuino a negare – esso infiltra combattenti tra gli immigrati clandestini extracomunitari che diventano “cellule dormienti” pronte ad attivarsi al momento più opportuno. Da invasi sono diventati invasori. Oggi il terrorismo si è sparso per tutto l'Occidente, ce l'abbiamo in casa, eppure molti benpensanti e radical-chic non lo vogliono vedere. Commettono lo stesso errore dell'America dei Bush, convinta di essere intoccabile, che certe "guerre sante" sarebbero sempre state combattute "fuori" e mai in casa propria.


L'11 settembre ha spazzato via questa illusione, e lo stesso è stato a casa nostra, con le stragi di Parigi e Molenbeek. In quest'ultimo caso la risposta dell'Occidente è stata a dir poco ridicola. Per dire no al terrorismo islamico in casa, il Belgio, in queste ore, ha "risposto al terrorismo con l'arte", inaugurando il Mima, una ex fabbrica di birra che si affaccia sul canale, trasformata in museo. Come se bastasse la cultura per convincer i jihadisti di essere in errore. Sino a che l'Occidente non si renderà conto - come ha più volte stigmatizzato la sociologa araba Wafa Sultàn - che quello in atto è uno scontro di civiltà, "tra due culture, una moderna e l'altra medievale", saremo sempre esposti ed impotenti alla follia dei kamikaze di Allah.

 

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