il dito nell'occhio

Celebrazioni dei 70 anni della "Repubblica delle banane"

Cronache di una società ingessata che offre opportunità solo ai figli dei ricchi. Per gli altri, non c'è nulla...

Urbano Secondo
Celebrazioni dei 70 anni della "Repubblica delle banane"

Foto ANSA

Articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. 


Alla faccia! Il diritto? A tutti? Solo sei figlio di papà o tenti una carriera politica di successo (si augura onestamente). Ciò che è noto a tutti i cittadini è che è il nostro è il paese delle raccomandazioni, delle clientele, delle famiglie, delle caste, delle corporazioni, delle oligarchie, delle mafie. L'Italia è la società più classista dell'Occidente. Le disuguaglianze tra ricchi e poveri sono addirittura più evidenti che negli USA (Condeferazione fondata sul capitalismo!).


Il nostro è uno dei paesi con la minore mobilità sociale: i poveri da noi restano poveri per sempre e in maniera ineluttabile. Ad esempio, concordemente con i dati del censimento, il figlio di un ciabattino difficilmente diventerà un medico, mentre il figlio dell'avvocato ha molte probabilità di svolgere la professione del padre. Ed in questo l'Italia detiene il record nel mondo occidentale. Solo la carriera politica consentirebbe un "salto quantico". Sia dal punto di vista sociale che del reddito. Quest'ultimo aumenterebbe a dismisura. 


Questo sistema "ingessato" sta provocando danni gravissimi al paese, uccidendo le speranze delle giovani generazioni, obbligandole ad emigrare all'estero. Da circa 20 anni in Italia la ricchezza aumenta meno che negli altri paesi sviluppati. E negli ultimi cinque anni il rallentamento è arrivato a livelli insostenibili.
E il più lento aumento di ricchezza è accoppiato con una drammatica crescita della corruzione, dei reati ambientali, della distruzione del paesaggio, della bellezza, del consumo di suolo doppio o triplo rispetto a tutti gli altri paesi avanzati.


Quindi, come osserebbero i professori Joseph Stiglitz e Mauro Gallegati, la ricchezza reale dell'Italia ha subito e sta vivendo un rallentamento ben più drammatico, dovendo scontare, in futuro, il costo di ripristino delle risorse divorate e dei tesoro irreparabilmente logorati. Ma come possiamo rimettere in moto una società così statica? Come sfidare una casta politica ancora legata agli schemi della vecchia economia  industriale, quando la competizione già oggi si gioca sull'innovazione sostenibile, ovvero sulla Green Economy a ciclo chiuso che considera le risorse del nostro mondo a capacità finita? 


Pensiamo che il calcio di inizio per "scrostare" questo immobilismo sia la proposta di flat tax al 15-20% avanzata da Matteo Salvini. Poi la partita si dovrà giocare sia sul fronte della massiccia bonifica dalla corruzione pubblica e privata che sull'adozione di modelli di politica economica corraggiosi ed innovativi.
Ma finchè i leader politici non avranno il coraggio di farsi affiancare da collaboratori seriamente preparati e cresciuti al di fuori del sistema della burocrazia, tutto ciò rimarrà una chimera. Ed il declino l'unica certezza.

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