Sparatoria in Calabria, così la cronaca si trasforma in propaganda

Zaira Bartucca
Sparatoria in Calabria, così la cronaca si trasforma in propaganda

Il giovane maliano ucciso. Foto ANSA

Di Zaira Bartucca - Scambiare la propaganda per fatti, in tempi di Fake News, è cosa tristemente frequente. Altrettanto lo è confondere le opinioni genuine dalle operazioni strumentali di spin-doctoring che sono contraddistinte, per dirla semplicemente, dalla diffusione di contenuti utili a un partito, a un ente, a un organismo. Il taglio è necessario per dare una lettura alle reazioni alla sparatoria che ha avuto luogo in provincia di Vibo Valentia, in Calabria, nel corso di cui è morto un migrante. I social nelle ultime ore sono un fiorire di "è il nuovo governo che invita a sparare sui migranti" e di "è colpa di Salvini". Frasi assurde, immotivate e non supportate dai fatti. Lo stesso si può dire della lettura che è stata data della notizia, diffusa dalle agenzie principali e ripresa da diversi siti di informazione o presunti tali. Ripercorriamo la vicenda, così come è stata diramata da Adnkronos."Colpi di fucile contro migranti a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, in Calabria. Un ragazzo originario del Mali, Sacko Soumayla di 29 anni, è morto e due suoi amici sono rimasti feriti. Il giovane è deceduto in ospedale. I fatti sono avvenuti nella località chiamata ex Fornace. Non si sa ancora chi abbia sparato contro i tre migranti. Sul caso indagano i carabinieri. La vittima viveva nell'area della tendopoli di San Ferdinando, assieme ai suoi due amici rimasti feriti. Una zona dove stazionano i braccianti utilizzati per i lavori nei campi. Dalle prime ricostruzioni sembra che i tre, nella serata di ieri, stessero per compiere un furto". Gli aspetti che saltano subito all'occhio, sono almeno tre: il primo, la sparatoria ha avuto luogo a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia. La tendopoli di San Ferdinando si trova a Rosarno, che rispetto a San Calogero è "Comune di seconda corona", cioè non è limitrofo, cioè non confina direttamente con il paesino in provincia di Vibo. I due luoghi, dunque, sono differenti e nemmeno confinanti. Chi afferma che è stata colpita la tendopoli di San Ferdinando, afferma pertanto un'idiozia. Il secondo: i tre, stando a quanto è stato reso noto, stavano raccogliendo del materiale in disuso quando sono stati raggiunti dai colpi di arma da fuoco. Nessuno, allo stato, neppure i carabinieri, può dire se si sia trattato di un bianco, di una lite tra amici, di una guerra tra bande. Nessuno, nemmeno gli inquirenti, possono dunque parlare di episodio razzista, infatti non lo fanno. Terzo e ultimo: dalle ricostruzioni sembra che i tre stessero organizzando un furto. Questo, sì, lo dicono gli inquirenti. Si tratterebbe dunque di vittime di un episodio tutto da chiarire ma, allo stesso tempo, di colpevoli. Perché organizzare o compiere un furto è reato, e dovrebbe esserlo ancora di più in un paese ospitante che spende soldi per chi utilizza in questa maniera l'ospitalità. Pazienza se, tanto, alla legge devono rispondere solo gli italiani e i naturalizzati italiani, mentre per tutti gli altri vale tutto. Ma, forse, ai vittimisti viene difficile discernere perfino questo.

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